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		<title>Italia in tour intervista eccezionale a&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 10:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>imieimiti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli amici dell&#039;arte culinaria]]></category>
		<category><![CDATA[esposito emanuele]]></category>
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		<description><![CDATA[Intervista al direttore Giovanni Antonio Cocco direttore generale ISNART, organizzatore &#8220;Tour mondiale del gusto&#8221; per la ristorazione italiana all&#8217;estero Sta per partire un nuovo progetto che facendo tesoro dell’esperienza già maturata entro i confini nazionali. Unisce oltre 170 Camere di &#8230; <a href="http://ilcommensale.wordpress.com/2011/11/23/italia-in-tour-intervista-eccezionale-a/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcommensale.wordpress.com&amp;blog=10077780&amp;post=793&amp;subd=ilcommensale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista al direttore Giovanni Antonio Cocco direttore generale ISNART, organizzatore &#8220;Tour mondiale del gusto&#8221; per la ristorazione italiana all&#8217;estero<br />
Sta per partire un nuovo progetto che facendo tesoro dell’esperienza già maturata entro i confini nazionali. Unisce oltre 170 Camere di commercio in Italia e nel mondo e vuole portare in giro i prodotti più emblematici e autentici: è il “Tour mondiale del gusto”. Con l&#8217;organizzazione di Unioncamere</p>
<p>Come nasce l&#8217;idea di un tour<br />
L’idea di creare un tour eno-gastronomico deriva dall’aver osservato cosa si fa per promuovere i prodotti italiani: all’estero vengono organizzate singole serate presso i ristoranti, mentre in Italia, alcuni operatori, già realizzano tour per presentare soprattutto case vitivinicole. Queste esperienze, di cui abbiamo misurato anche i ritorni, ci hanno indotto a ritenere che poteva essere una buona idea proporre ai territori italiani ed ai loro produttori il circuito dei ristoranti italiani nel mondo in modo creativo e coinvolgente.</p>
<p>Quale sarà secondo voi il vantaggio per l&#8217;Italia questo tour<br />
Ci aspettiamo vantaggi di breve, medio e lungo periodo: quelli a breve si riferiscono ai ristoranti ed ai produttori che avranno l’occasione di presentare i loro prodotti: quindi maggiori clienti per i ristoranti e maggiori esportazioni di prodotto agroalimentare. I vantaggi a medio termine si riferiscono invece alla possibilità che gli ospiti di ogni tappa del tour “toccando” il prodotto italiano possano rimanerne incantati e decidano di visitare le terre da cui provengono quei magici prodotti. Nel lungo periodo siamo certi invece che questi tour rappresentino una forma sostenibile ed innovativa di far emergere il prodotto italiano.</p>
<p>Come sarà il programma del tour.<br />
Ogni tour è composto da 10/15 tappe ognuna delle quali vedrà come protagonista un ristorante italiano presso il quale verrà realizzata una vera e propria serata di degustazione del prodotto italiano. All’interno della serata, in modo armonioso ed interattivo, verranno presentati i prodotti dell’enogastronomia, ma anche moda, cinema, artigianato, a seconda delle peculiarità del territorio: dopo una breve presentazione della serata si procederà alla degustazione dei prodotti e si spiegherà gli abbinamenti di piatti e di vini proposti; le portate saranno intercalate da spiegazioni sui prodotti e sulle tradizioni che li hanno generati, toccando quindi altri settori e mostrando ai nostri ospiti ciò che vivrebbero nei territori oggetto delle presentazioni, a testimonianza che il prodotto italiano deve essere provato e raccontato. Dopo ogni presentazione i commensali saranno invitati in modo anonimo a votare il piatto preparato e l’abbinamento proposto.</p>
<p>Gli chef o i ristoranti che vinceranno cosa vinceranno<br />
Al termine di ogni tour, e quindi delle 10/15 tappe, è prevista una serata dedicata alla premiazione di quegli chef che hanno ottenuto il miglior gradimento da parte del pubblico. La vincita, ovviamente, non potrà che consistere in forniture di prodotti, tour di approfondimento in Italia e, perché no, dopo il lavoro, anche momenti di relax da scegliere in una delle strutture turistiche in Italia certificate Ospitalità Italiana.</p>
<p>Quali sono i mercati che questo tour intende dare priorità.<br />
La nostra ricchezza sono le 70 Camere di Commercio Italiane all’estero e, presto, gli oltre 1.000 ristoranti certificati nel mondo. Direi che la priorità la faremo scegliere ai territori italiani che decideranno di utilizzare questo nuovo strumento di promozione. Quindi nessuna scelta da parte nostra ma solo disponibilità a comporre il paniere della presentazione come meglio si addice alla strategia delle aziende italiane. Per rendere ancora più chiaro cosa significa questo circuito, voglio ricordare alcuni numeri: toccando un ristorante italiano all’estero certificato al massimo 4 volte l’anno, una per stagione, possiamo proporre 45 mercati, 280 tour, da 3 a 4 mila tappe ed oltre 500.000 invitati. C’e’ da scegliere non crede?</p>
<p>Quali saranno le aziende che danno il loro supporto.<br />
Voglio immaginare che siano tutte le aziende italiane di ogni settore, anche se prioritariamente quelle dell’enogastronomia. La peculiarità che voglio sottolineare è relativa però al tipo di azienda che porteremo nel mondo: saranno soprattutto le piccole e medie imprese a beneficiarne, sia per il basso impegno economico che ogni tour comporta, sia perché attraverso i tour valorizzeremo le piccole produzioni che contraddistinguono il nostro tessuto produttivo. Metteremo in contatto piccoli ristoranti con piccoli produttori, consumatori con fornitori, prodotti con canali di distribuzione, lasciando poi agli operatori italiani ed esteri trovare la migliore strada per incrociare i propri destini imprenditoriali.</p>
<p>Non crede che questo tour sia solo un modo per sponsorizzare<br />
Non credo sia una semplice sponsorizzazione. Ospitalità Italiana in tour è stato pensato per presentare il prodotto italiano, farlo assaggiare, raccontarlo e quindi far in modo di presentarlo nel modo che più si addice ad un prodotto di top gamma. Se tutto questo si tramutasse in semplice sponsorizzazione, a mio avviso, ce ne accorgeremmo subito e cambieremo strategia se non porta risultati concreti alle aziende ed ai territori. Misureremo i risultati delle azioni in termini di soddisfazione delle aziende e di valore aggiunto creato.</p>
<p>Il mercato estero ha bisogno ancora di essere esplorato dalle aziende italiane<br />
Assolutamente si. Abbiamo dei notevoli margini di miglioramento e l’andamento delle esportazioni in questo periodo di crisi lo sta dimostrando: in alcuni settori, come ad esempio il vino, abbiamo dei tassi di crescita a doppio digit e ciò a dispetto della crisi. Il nostro prodotto, il nostro mangiare mediterraneo, il nostro stile di vita, non è conosciuto sufficientemente. Se così fosse, i nostri territori registrerebbero il tutto esaurito per la maggior parte dell’anno perché l’Italia è la nazione più completa al mondo anche se forse non è facile fruirla.</p>
<p>Molti dicono che i prodotti italiani all&#8217;estero li compra solo gli italiani all&#8217;estero lei cosa pensa<br />
Direi che è un po’ riduttivo. Non posso negare che i nostri connazionali consumino prodotti italiani. Posso però asserire con ragionevole certezza che non siano solo questi a beneficiarne. Abbiamo avuto modo di misurare che la clientela media di un “vero” ristorante all’estero è composta mediamente per il 20% da italiani.</p>
<p>Lei non crede che ci sia il bisogno di educare il mercato più che sponsorizzare<br />
L’educazione, soprattutto al corretto uso dei prodotti, è la prima carta che dobbiamo giocare. Occorre però aggiungere che nel mondo di oggi l’educazione passa necessariamente attraverso il coinvolgimento. Noi italiani facciamo sentire il nostro interlocutore non come uno scolaro che è in constante soggezione rispetto al docente; lo trattiamo da nostro pari e lo coinvolgiamo dando contenuti attraverso la tavola. In sintesi Ospitalità Italiana in tour è un modo di informare sul corretto uso dei prodotti italiani e sul loro abbinamento. Che poi ci riconoscano universalmente un primato nella cucina esalta solo la nostra capacità di trasmettere messaggi, educando senza alterare il messaggio. Se dovessimo fare una graduatoria nelle trasmissioni di cucina, copiati o meno, saremmo al primo posto.</p>
<p>Il tour potrebbe fare anche una sorta di tour educazione alla cucina italiana<br />
Esattamente quello che intendevo dire. Attraverso il tour avviciniamo le persone alla cucina italiana, al nostro secolare sapere, ai nostri gusti di provare gli autentici sapori dei prodotti abbinandoli tra loro in modo creativo, salutare ed in linea con il corretto uso degli stessi. Quindi ben venga che dietro ogni tour ci sia anche una piccola educazione alla cucina italiana.</p>
<p>Ci saranno personaggi che seguiranno il tour<br />
In ogni tappa è previsto l’invito a personalità dei territori in cui realizziamo il tour, siano essi del mondo dello spettacolo, della politica, della economia, della cultura. La cucina italiana unisce come è stato dimostrato dal riconoscimento della Dieta Mediterranea come patrimonio della umanità. L’UNESCO ha voluto riconoscere in questo riconoscimento uno stile di vita fatto di prodotti, di attività, ma anche di convivialità. Ben venga quindi che nella convivialità si incontrino personaggi che nella vita hanno avuto più fortuna di altri. La convivialità che si registra a tavola avvicina le persone ed abbatte barrire facendoci comprendere che la vita è meno difficile di quanto sembri se affrontata con piacere.</p>
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		<title>Formaggio a tavola</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 13:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>imieimiti</dc:creator>
				<category><![CDATA[agroalimentare]]></category>
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		<description><![CDATA[fonte: Sergio Grasso Antropologo Alimentare Non mi vergogno di ostentarlo e non è un segreto per nessuno dei miei amici quanto io ami il formaggio. Lo amo In modo viscerale e assoluto. Quando sono obbligato a scegliere (un po’ per &#8230; <a href="http://ilcommensale.wordpress.com/2011/09/19/formaggio-a-tavola/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcommensale.wordpress.com&amp;blog=10077780&amp;post=790&amp;subd=ilcommensale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family:Arial;font-size:medium;">fonte: Sergio Grasso Antropologo Alimentare</p>
<p>Non mi vergogno di ostentarlo e non è un segreto per nessuno dei miei amici quanto io ami il formaggio. Lo amo In modo viscerale e assoluto. Quando sono obbligato a scegliere (un po’ per dar ragione al mio dietologo e un po’ per gola) tra una meravigliosa costata alla fiorentina, un sontuoso gigot d’agnello al forno e un semplice piatto di umili formaggi (spagnoli, francesi, inglesi, oppure americani, turchi, norvegesi, neozelandesi&#8230; ma soprattutto italiani) non ho dubbi: meglio, molto meglio il formaggio! Non come dessert, sarebbe assurdo. Né come antipasto, sarebbe sciocco. Il formaggio è pietanza completa, ineguagliabile, con pari dignità di &#8220;piatto&#8221; rispetto ad ogni altro tipo di alimento. Il vecchio adagio che recita &#8220;la bocca non è stracca finché non sa di vacca” altro non è che uno spaventoso luogo comune. Grazie a stupidaggini come questa abbiamo confinato i formaggi al rango di dessert, ne abbiamo sminuito il ruolo e disatteso la funzione alimentare. Aggiungere il formaggio &#8220;in coda&#8221; a un pranzo composto di pasta, secondo piatto e contorno (aggravato, per i più eroici, da qualche antipasto) è una follia alimentare. Aggiustiamo così il nostro menù: un piatto di pasta, una piacevole selezione di formaggi non banali, e un piatto di verdure crude condite. In questo modo avremo fatto del bene al nostro corpo, al nostro palato e alla nostra linea. Perché i formaggi non vanno mangiati prima o dopo ma vanno mangiati invece!<br />
Avete mai notato cosa succede quando avete ospiti a cena e portate in tavola un tagliere ben assortito di formaggi e un cestino di pane? Che io sappia pochi riescono a fare a meno di prendersene qualche pezzo. Se non altro per assaggiare. E questo perché il formaggio piace a tutti (a parte le solite eccezioni che confermano questa regola), perché il mondo dei formaggi è una continua scoperta, perché una selezione di formaggi di qualità si adatta a tutte le diete (ma si&#8230; anche chi ha problemi di ipertensione, diabete o è in sovrappeso può ogni tanto gratificare il palato con porzioni ridotte, a patto di rinunciare a qualcos&#8217;altro!) e perché il formaggio fa bene anche ai bambini, agli anziani, agli sportivi, ai convalescenti&#8230;<br />
Sul versante della scelta dei formaggi da mettere in tavola il discorso si fa estremamente complesso. Non è raro che io mi senta chiedere qual è il formaggio migliore o più buono in assoluto… Meglio un pezzo di Parmigiano Reggiano o una fetta di Fontina? È da preferire una Mozzarella di bufala Campana o un Caciocavallo Ragusano? A domande di questo tipo – in cui entra in ballo il gusto personale e soggettivo del consumatore – non si può dare una risposta se non questa: il formaggio migliore è quello che più ci piace assaporare, purché sia di qualità, tagliato di recente, ben conservato, ricco di profumo e di gusto bilanciato tra il dolce (del latte), il saporito (del sale) e l’aromatico (dell’erba di pascolo).<br />
L’Italia possiede un patrimonio caseario unico al mondo! Sono almeno 600 (si, avete letto bene, ho detto proprio seicento!) i diversi tipi di formaggio prodotti nel nostro Paese. I Francesi si glorificano dei loro 350 formaggi differenti ma a voler fare a gara con la nostra ricchezza di offerta non ci provano nemmeno. Ma diversamente da quanto succede in Italia, la Francia, da secoli, ha una straordinaria coscienza nazionale del prodotto alimentare, si vanta del proprio patrimonio agricolo, ne proclama sempre e dovunque la superiorità (meritata o meno) rispetto ad altri e soprattutto – a differenza degli Italiani – i Francesi non hanno mai considerato la parola “contadino” come un termine spregiativo! Chi se non il contadino produce latte, burro, formaggio (ma anche carne, frutta, verdura…)? Oggi, per fortuna, l’atteggiamento dei giovani nei confronti della campagna è profondamente mutato e la scelta “agricola” vede sempre più nuove risorse orientarsi verso questa che è stata considerata per secoli una professione minore. Non c’è regione italiana che non possa mettere sul tagliere decine e decine di formaggi preziosi, unici, ricchi di gusto, storia e tradizione. Vanno abbinati con i vini che più ci piacciono (possibilmente però provenienti dalle stesse zone) e vanno gustati sempre annusandoli con curiosità prima di metterli in bocca.</span></p>
<p><span style="font-family:Arial;font-size:medium;">Sempre più spesso mi viene chiesta la mia opinione sui formaggi “non artigianali” ovvero quelli prodotti dalla grande industria casearia (che si sforza di mettere a punto prodotti ispirati alla tradizione e alla tipicità regionale, senza però riuscirci) e venduti più o meno confezionati in modo attraente dalla grande distribuzione (supermercati, ipermercati e discounts). Non è vero – almeno in teoria &#8211; che questi formaggi siano prodotti con latte in polvere o che contengano sostanze nocive. I controlli sono costanti e severi anche se a leggere di connivenze tra controllori e controllati c’è da farsi venir mal di stomaco. L’Italia ha le leggi più ferree e risolute d’Europa in campo alimentare ma si tratta di una rete d’acciaio a maglie talmente larghe da farsi passare attraverso praticamente tutto e tutti: oli extravergini d’oliva bugiardi fino all’insolenza, salumi IGP prodotti con carni refrigerate del Sudamerica, prosciutti DOP sulla cui origine dei suini è meglio stendere un velo pietoso… E poi mozzarelle prodotte nelle repubbliche baltiche, latte danese o uruguaiano che dai porti italiani viene avviato alle industrie casearie, formaggi scaduti riciclati e ri-fusi per farne formaggini e creme spalmabili. Scandali e abiezioni a parte, i formaggi d’origine industriale sono assolutamente impersonali, finti, morti. Quindi igienicamente perfetti. Una perfezione che inizia subito dopo la mungitura, quando il latte viene “sanificato” con l’eliminazione forzata di tutta la carica batterica naturale, delle eventuali spore vegetali e di tutta una serie di sostanze e di profumi che nei formaggi di malga, per esempio, il latte porterebbe nel formaggio. Le stagionature industriali avvengono in celle frigorifere, in ambienti lucidi di acciaio e plastica, con atmosfere controllate da sensori e computers e per quanto sana e pulita l’aria di un frigorifero non è nemmeno parente di quella di un pascolo alpino che accarezza le forme di formaggio poggiate su antiche mensole di abete. I formaggi industriali vincono sul prezzo ma in quanto a dignità casearia si fermano al sottoscala. A casa mia solo formaggi umani, con etichette cortissime, privi di conservanti, profumati di erba e di sole, prodotti con latte non pastorizzato, magari con la crosta un po’ “sporca” e la forma poco geometrica. Evitiamo, se possibile, di comprare formaggi di cui non si vede la crosta (che ci può raccontare molto del prodotto), non consumiamo formaggini o formaggi fusi (dentro i quali, lo sappiamo, può finire di tutto e ancora di più), aboliamo i formaggi già affettati o – orribile cosa – già grattugiati. E se proprio vogliamo farci del bene, scoviamo nella nostra città un negozio di formaggi col classico bancone e gli scaffali a giorno. Chiediamo al negoziante di consigliarci, di guidarci per mano nelle nostre scelte, di chiarirci dubbi e curiosità, di raccontarci le differenze tra un Parmigiano Reggiano e un Grana Padano, tra una Fontina Valdostana e un Asiago d’Allevo… potremo imparare molto sul piacere del formaggio. E magari potremo convincerci che esistono anche bottegai capaci, onesti e amanti del loro lavoro.</span></p>
<p><span style="font-family:Arial;font-size:medium;">Quando dico &#8220;bene&#8221; del formaggio, quando ne parlo con entusiasmo, quando ne consiglio e ne caldeggio il consumo ad ogni età e in ogni circostanza, trovo sempre qualcuno che mi dice: &#8220;…però io sono intollerante al formaggio!&#8221;. Urge un chiarimento. Almeno il 20% della popolazione bianca adulta (è oltre il 55% degli africani) non può consumare latte perché il proprio organismo non riesce ad assimilare il &#8220;lattosio” cioè lo zucchero naturale del latte. Questo zucchero è &#8220;complesso&#8221;, ovvero costituito da due zuccheri semplici che possono essere “digeriti” solo in forma separata. Quando un bambino beve un bicchiere di latte, il lattosio si smonta nei due zuccheri semplici di cui è composto, grazie all&#8217;azione di una sostanza prodotta dal suo organismo (chimicamente si chiama &#8220;enzima lattasi”) fin dalla nascita. Una volta smontato il lattosio, i due zuccheri, glucosio e saccarosio, possono essere assorbiti molto facilmente dall’intestino per trasformarsi in energia. In alcune persone però, dopo l&#8217;infanzia, l&#8217;enzima lattasi comincia ad essere prodotto in minore quantità fino a rendere il loro organismo incapace di “semplificare” il lattosio. Quando questo arriva nel tratto finale dell&#8217;intestino comincia a fermentare, come il mosto quando diventa vino. La fermentazione forma gas e per il malcapitato inizia tutta una serie di spiacevoli inconvenienti e disturbi talvolta anche gravi. Tutti coloro che non riescono a convertire il lattosio in zuccheri semplici, possono però mangiare tranquillamente il formaggio perché la cagliatura del latte trasforma il lattosio rendendolo tollerabile da ogni organismo. Quindi non esistono – in assoluto &#8211; persone allergiche o intolleranti al formaggio ma solo individui che, disabituati a consumarlo, possono trovarlo &#8220;difficile&#8221; da digerire. A loro si può suggerire &#8211; senza volersi sostituire al medico &#8211; di orientarsi verso formaggi poco grassi e poco invecchiati, accompagnando il formaggio con una buona insalata di verdure ed evitando di mangiarlo alla sera, dato che la sua digestione è piuttosto elaborata.    </span></p>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-family:Helvetica;line-height:normal;font-size:medium;"><span style="font-family:Arial;font-size:medium;"><br />
</span></span></div>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 13:39:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[fonte&#8230;VINOWAY E che nessuno ci accusi di combattere una battaglia di goliardia! Forse è una svolta epocale negativa. C’è crisi. Crisi dei valori, ma non c’è nulla di nuovo sotto al Sole: ad ogni generazione è toccato un momento di &#8230; <a href="http://ilcommensale.wordpress.com/2011/09/19/e-che-nessuno-ci-accusi-di-combattere-una-battaglia-di-goliardia/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcommensale.wordpress.com&amp;blog=10077780&amp;post=788&amp;subd=ilcommensale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>fonte&#8230;VINOWAY<br />
E che nessuno ci accusi di combattere una battaglia di goliardia!</p>
<div>Forse è una svolta epocale negativa. C’è crisi. Crisi dei valori, ma non c’è nulla di nuovo sotto al Sole: ad ogni generazione è toccato un momento di difficoltà, la propria lotta ad un sistema ingiusto che costringe a credere non ci sia nulla da fare, che bisogna adeguarsi, o peggio, rassegnarsi.</div>
<div>Tanto per cominciare è presunzione credere che il periodo che viviamo sia peggiore di quello che hanno vissuto le precedenti generazioni. Pensate all’Italia del dopoguerra, alla decimata gioventù chiamata alle armi e a quella sopravvissuta. Sono stati questi ultimi a rimboccarsi le maniche, a operare una ricostruzione non solo edilizia o industriale. La ricostruzione più dura e più lenta è stata quella agricola, tantissimo lavoro e pochi o punto denari. Si lavorava per la famiglia, non per sé stessi. Non volevano essere ricchi, non volevano apparire. Volevano avere qualcosa di loro, fatto da loro. Ecco perché hanno lavorato la terra, magari al rientro da una dura giornata di lavoro in altri settori ( il doppio lavoro non è certo invenzione odierna). Volevano i figli mangiassero sano. Genuinità. E volevano essere. Essere santi, poeti, naviganti ed eroi. E lo sono stati davvero anche se a loro modo; da buoni padri di famiglia attraverso il lavoro e lo svolgimento del loro ruolo realizzavano la ricerca della pietra filosofale, pellegrini nella dura vita quotidiana come naviganti per mare; la santità risiedeva nel trasmettere ai figli quella solidità di valori etico- morali, quella formazione caratteriale che conduce alla maturità. Valori insostituibili e sempre attuali. Ed erano poeti quando lavoravano la terra, coltivavano la vite e realizzavano qualcosa con le loro mani gentili, secondo natura, ottenendo i frutti di un’opera artigiana. La loro opera.</p>
<p>Opera che ha fatto dell’Italia il giardino del gusto e dei sapori. Un giardino in cui viti e dieta mediterranea hanno trovato la terra d’elezione. Avevamo qualcosa di grandioso sotto i nostri denti ed Ancel Keys ha dovuto valorizzarlo ed esporlo agli occhi del mondo per noi, distratti nelle nostre identità provinciali e con ricchezze inestimabili spesso sottovalutate.</p>
<p>E allora si capisce che manca qualcosa; ci si rende conto perché siamo surclassati dalla cucina francese senza ribadire che fu nel 1533 Caterina de’ Medici, un’italiana, a gettare le basi dell’arte culinaria presso la corte di Valois.<br />
Manca la cultura, manca un’identità nazionale capace di accomunare tutti proprio attraverso quelle diversità che ci fanno grandi dinanzi al mondo intero; qualcuno, a suon di divide et impera, vorrebbe farci apparire piccoli, diversi, o peggio, farci credere che l’uno sia migliore dell’altro. Abbiamo pregi e difetti, ma siamo tutti meravigliosamente italiani. E la nostra cultura, come la cultura di ogni popolo, passa attraverso la tradizione di tutto ciò che è bello. E di bellezza storica e artistica siamo fieri di averne il primato e in verità ne abbiamo anche degli altri, belli ed anche buoni: la gastronomia e l’ampelografia appunto.</p>
<p>Forse in tempi come questi potrebbe sembrare assurdo parlare di valori attraverso l’enogastronomia. Non è così. Perché l’enogastronomia riconduce, se non alla memoria storica dello Stivale, così divisa, così controversa e da rivisitare, alla nostra memoria collettiva di italiani. Siamo figli di una grandiosa e nobile civiltà contadina. Siamo figli di una civiltà che ha reso spettacolare il Mediterraneo intero per il grano, per l’olio d’oliva e per il vino; per non parlare di tutto quello che i padri dei nostri padri ci hanno trasmesso appunto in termini di dedizione al lavoro, ricerca attenta della genuinità e dei sapori. E lo hanno fatto senza farsi scorare dalla fame, da due guerre una dietro l’altra e in casa persino!</p>
<p>Ci si renda conto che la nostra generazione non è quella del ‘900 che si imbarcava a frotte sui transatlantici per andare in America alla ricerca della salvezza di vita, della speranza per l’avvenire dei figli e talvolta non siamo neanche di quelli che tendono troppo la mano a quei profughi che con gli stessi sentimenti di quei figli d’Italia del ‘900 cercano una possibilità di sopravvivere. Guardiamo alla guerra con distacco e sembra che i problemi altrui non ci riguardino.<br />
Non siamo la generazione che ha provato i brividi della guerra fredda o il disagio del muro di Berlino. Ma muri di gomma ne abbiamo trovati quando siamo andati alla ricerca dell’occupazione, quando ci siamo rivolti alle istituzioni e abbiamo sentito l’angoscia di trovarci in un Paese che non premia la meritocrazia. Abbiamo provato tristezza nel vedere cambiare la morfologia dei paesaggi della fanciullezza, di come l’industria alimentare modifichi i sapori, avveleni l’aria e, c’è mancato poco, di quanto sia letale il vino al metanolo. Abbiamo compreso che qualcosa dovevamo a chi ci ha preceduto: fare qualcosa per coloro che verranno. Adesso si sa che non è il mondo che deve cambiare, il cambiamento deve avvenire in noi stessi!</p>
<p>E allora ci siamo risollevati e non ci siamo fermati davanti agli ostacoli, anzi siamo andati avanti con più convinzione e con la paziente caparbia di chi s’è battuto prima e con gli stessi valori con cui adesso vorremmo rappresentare e difendere la nostra terra.</p>
<p>E che nessuno ci accusi di combattere una battaglia di goliardia!</p>
<p>Questa battaglia si combatte in nome della cultura , una cultura letteraria vasta che spazia da Plinio il Vecchio a Virgilio, da Mario Soldati a Luigi Veronelli e a Leonardo Sciascia. La cultura del Simposio e della dieta mediterranea, patrimonio immateriale dell’Umanità per l’Umanità.<br />
La si combatte per squarciare un drappo grigio e rivelare alle persone che la natura d’Italia è bella e meravigliosa nella sua biodiversità.  Combattere per proteggere e diffondere la cultura enogastronomica, non solo per ribadire che la nostra ampelografia è la più vasta al mondo e unica per varietà, per microclima e per tessitura del terreno; si lotta per rammentare che la nostra gastronomia regionale è straordinariamente ricca di colori e sapori che si sono saldati nel ricordo di artisti e letterati, quelli dei “grand tours” dell‘800. Non solo. Promuovere il territorio che si apre col paesaggio e con le sue peculiarità storiche ed artistiche, svelare quegli scorci architettonici che magari non sono il monumento eclatante ma un estetico e contemplativo dettaglio. E l’enogastronomia è proscenio a tutto questo.</p>
<p>Che si affermi dovrebbero essere gli chef a essere al servizio delle persone e non le papille gustative della clientela a dover essere asservite a un certo tipo di cucina, pena essere tacciati per ignoranti. L’amore per il cibo e per il vino è soggettivo, guai a modellare il gusto con recensioni quantomeno mirate o cercare di insegnare ai giovani a bere etichette, che poi è come un po’ apparire sfoggiando costosissime bottiglie nelle presunte cattedrali del gusto. La cultura dei sapori appartiene a tutti e va rispettata, senza imposizioni, in ogni sua versione. E la si può incontrare nelle case, nelle contrade e nelle trattorie del Bel Paese. Non al fast food.</p>
<p>Questa è battaglia ideologica e non lotta solo contro indottrinanti e strapagate guide; qui si afferma che tutti possono apprendere l’arte della degustazione e in ogni dove, poiché è patrimonio comune e non fenomeno d’elite; è lotta contro il cibo-spazzatura e l’eccesso: vogliamo essere fieri d’essere italiani e non imitare mode nocive d’oltreoceano, difendendo la salute attraverso l’alimentazione e combattere l’eccesso di chi ha preso l’alcool per il verso sbagliato; l’unica velocità che tolleriamo è la velocità del nostro sogno, la velocità con cui si assaporano le cose belle della vita, lentamente, non certo quella con cui avvengono gli incidenti o con cui si tracannano cocktail che obnubilano mente e coscienza, con cui si spezzano vite preziose.<br />
È impegno e coraggio civile quello di chi lotta per la sobrietà, contro l’alcolismo e vuole che il Ministero della Salute faccia obbligo ai produttori di apporre i divieti a consumare bevande alcoliche in gravidanza e lattazione perché nuoce al nascituro!</p>
<p>Ciò che si chiede, anzi si esige, è il risveglio delle coscienze in un unico collettivo senso di appartenenza e confronto; tramandare un bagaglio culturale che si è affinato e arricchito nei secoli e che non vogliamo, non dobbiamo perdere. È una lotta per insegnare ad assaporare la vita, insegnare ad apprezzarla anche nei momenti difficili ai giovani. E preservare il territorio e l’ambiente.<br />
Se aiutare a individuare quale sapore dovrebbe avere oggi il gusto del latte, che sensazione dovrebbe conferirci addentare una mela o quale corresponsione dovrebbe avere il profumo e il gusto del vino rispetto a un territorio, piuttosto che gli ingredienti e l’esecuzione di una ricetta classica, lo si fa per combattere l’omologazione e la contraffazione e poter consegnare alle nuove generazioni proprio quelle sensazioni, quel gusto, quell’identità di sapori che da chi ci ha preceduto sono stati preservati e trasmessi. E nell’additare chi di biologico ha solo la scritta in etichetta, chi non osa fare un censimento delle cantine pirata che immettono direttamente nella fogna i reflui vinicoli senza abbattere b.o.d. e c.o.d., o impoverendo i terreni spandendo tali acque, crediamo umilmente di fare, a modo nostro, educazione ambientale. Anche quando si rispetta la stagionalità e si esorta al consumo dei prodotti a km 0.</p>
<p>Ecco perché attraverso la cultura dell’enogastronomia è possibile trasmettere i principi di onestà e spirito di appartenenza, armi con cui questa generazione potrà operare un cambiamento in positivo. Questa generazione che muove i primi passi verso la maturità in tempi incerti come questi rinvigorisce le nostre energie, le nostre speranze e il nostro impegno quando decide di dire no al nucleare e alle bottiglie di plastica per riprendersi l’acqua come bene pubblico; una generazione che ispira, desiderosa di apprendere come avviare un nuovissimo rinascimento dei valori. Per tramandare ciò non abbiamo preso comode scialuppe di salvataggio, non ci siamo adeguati e non abbiamo svenduto le nostre convinzioni ma abbiamo preferito restare a bordo nel tentativo di salvare la nave, ossia il territorio e le sue tradizioni con coscienza etica e verità, consci di dover consegnare questo mondo all’odierna gioventù meglio di come lo abbiamo trovato.</p></div>
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		<title>L&#8217;Olio Italiano come il Petrolio</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 09:43:32 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://ilcommensale.files.wordpress.com/2011/07/oliveto_a_castiglion5247fa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-786" title="Oliveto_a_castiglion5247FA" src="http://ilcommensale.files.wordpress.com/2011/07/oliveto_a_castiglion5247fa.jpg?w=300&#038;h=211" alt="" width="300" height="211" /></a>L&#8217;Olio e&#8217; la risorsa più ricca che noi Italiani abbiamo, oltre ad essere la base della cucina mediterranea, senza l&#8217;olio extravergine d&#8217;Oliva non può&#8217; esistere la Cucina Mediterranea Italiana, eravamo il primo produttore nel mondo di questo oro in tavola, spaventosamente per logiche comunitarie e per la mancanza di manodopera siamo costretti ad importare l&#8217;olio dai Paesi vicini, alterando così sia il vero gusto della nostra tradizione ma vendendo una cos per un&#8217;altra.</div>
<div>Il Ministero delle Politiche Agricole non ha ancora capito la ricchezza agroalimentare che abbiamo e che dobbiamo salvaguardare, siamo poco incisivi a livello comunitario, non si può non si deve scendere a patti quando la nostra economia e in bilico e vogliono stravolgere la nostra vera identità.</div>
<div>Dalle quote latte al tonno e altre parametri imposti al nostro Paese hanno praticamente distrutto la nostra vera risorsa in cambio di cosa di qualche contributo a fondo perduto, quanto in realtà abbiamo guadagnato e quanto abbiamo perso, tutto ciò siamo certi che ha portato ad un miglioramento della nostra economia.</div>
<div>Perche&#8217; ci ostiniamo a non capire e a non accettare che noi Italiani siamo un paese venuto dalla terra e dalla terra abbiamo costruito la nostra identità, siamo cresciuti, almeno fino alla mia generazione, nelle campagne, oggi pochi sanno come piantare una piantina di pomodori, pochi sanno che per avere un buon olio deve essere raccolto non prima e non dopo, ma la momento giusto altrimenti si rischia di avere  o un olio troppo dolce e con molta acidità o un  olio praticamente come l&#8217;acqua, e&#8217; il nostro petrolio, da sempre e noi stupidamente non diamo peso e importanza a questo ingrediente che continua ancora oggi far crescere milioni di persone.</div>
<div>Se facciamo un giro per l&#8217;Italia, anche attraverso le grandi autostrade ci rendiamo conto che e&#8217; come guidare nel deserto, ambi i lati dell&#8217;autostrada, in particolare verso il SUD ci renderemo conto che milioni di chilometri di terreni abbandonati a se stesso, quelle terre che fino a mezzo secolo fa ci hanno sfamato col sudore della fronte dei nostri nonni, oggi noi tutti siamo laureati, tutti con giacca e cravatta, uno spuntino al volo, le giovani generazioni non sanno nemmeno cosa mangiano, ci stimo distruggendo, un giorno non poco lontano, mangeremo cibi fatti in un laboratorio, dimenticandoci i sapori, gli odori, questo e&#8217; la vera fino del mondo.</div>
<div>Ritorniamo alla terra, il ministero delle politiche agricole invece di regalare fondi a Tizio e Caio, faccia una campagna di sensibilizzazione e programmi seri per il ripristino delle nostre terre, creando delle aziende agricole sotto il controllo dello stato, no e&#8217; socialismo e&#8217; Unita&#8217; d&#8217;Italia e salvaguardia della nostra identità, la nostra terra che ci ha sfamato con il sudore non ci ha mai abbandonato, e li che aspetta di essere amata, coltivata, la natura come gli animali non si rivolta mai contro l&#8217;uomo se la si rispetta, il problema che forse noi abbiamo perso anche il rispetto di noi stessi, i giovani di oggi bastano che anno un telefonino, un palmare e un paio di occhiali una sigaretta e si crede che il mondo e&#8217; suo, non e&#8217; così che si educano le nuove generazioni, dalla scuola alla famiglia bisognerebbe rivedere un po tutto, quando io andavo alle elementari, se la maestra mi bacchettava,se andavo da mia madre a piangere mi dava anche il resto, oggi si va in tribunale, oggi si mangia la merendina, un tempo al massimo una fetta di pane con la Nutella.</div>
<div>Salviamo la nostra nazione, salviamo l&#8217;Olio Italiano e tutti  nostri ingredienti, torniamo alla terra.</div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilcommensale.wordpress.com/785/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilcommensale.wordpress.com/785/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilcommensale.wordpress.com/785/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilcommensale.wordpress.com/785/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilcommensale.wordpress.com/785/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilcommensale.wordpress.com/785/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilcommensale.wordpress.com/785/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilcommensale.wordpress.com/785/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilcommensale.wordpress.com/785/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilcommensale.wordpress.com/785/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilcommensale.wordpress.com/785/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilcommensale.wordpress.com/785/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilcommensale.wordpress.com/785/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilcommensale.wordpress.com/785/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcommensale.wordpress.com&amp;blog=10077780&amp;post=785&amp;subd=ilcommensale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Report Rai 3</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 14:22:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>imieimiti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli amici dell&#039;arte culinaria]]></category>
		<category><![CDATA[emanuele esposito]]></category>
		<category><![CDATA[maiali]]></category>
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		<description><![CDATA[“COME MAIALI” Di Piero Riccardi, Michele Buono PIERO RICCARDI FUORI CAMPO Questi prosciutti sono made in Italy, vengono dalle colline di Parma, anzi da Langhirano, la capitale del prosciutto di Parma. Salati e stagionati nello stesso stabilimento dove li abbiamo &#8230; <a href="http://ilcommensale.wordpress.com/2011/07/26/report-rai-3/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcommensale.wordpress.com&amp;blog=10077780&amp;post=777&amp;subd=ilcommensale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“COME MAIALI” Di Piero Riccardi, Michele Buono</p>
<p>PIERO RICCARDI FUORI CAMPO Questi prosciutti sono made in Italy, vengono dalle colline di Parma, anzi da Langhirano, la capitale del prosciutto di Parma. Salati e stagionati nello stesso stabilimento dove li abbiamo acquistati. Su questo si vede bene il marchio con la tipica corona a cinque punte che caratterizza la Dop, l&#8217;altro la corona non ce l&#8217;ha. Girandolo vediamo due marchiature sanitarie, una mostra la sigla It per Italia, l&#8217;altra la sigla De che sta per Deutcheland, Germania.</p>
<p>MILENA GABANELLI IN STUDIO Che ci fa un prosciutto marchiato Germania a Langhirano, in provincia di Parma e patria del prosciutto di Parma? Da qualche anno noi ci occupiamo dell’industria del cibo in Italia, che da una parte si vanta giustamente delle proprie eccellenze, della dieta mediterranea, delle denominazione di origine protetta, dall’altra rema contro se stessa importando dall’estero materie prime che poi vengono vendute come made in Italy. Piero Riccardi</p>
<p>PIERO RICCARDI FUORI CAMPO Langhirano abbiamo detto viene considerata la capitale del prosciutto di Parma. Paolo Tanara è il Presidente del Consorzio di tutela, che stabilisce le regole per cui un prosciutto è un prosciutto di Parma e quelle di come deve essere e che cosa deve mangiare il maiale da cui si ricava.</p>
<p>PIERO RICCARDI Quanto dovrebbe costare un prosciutto di Parma al consumatore finale?</p>
<p>PAOLO TANARA – PRESIDENTE CONSORZIO PROSCIUTTO DI PARMA Tra i 25 e i 30 euro al chilo che fanno 2 euro e 50, 3 euro all&#8217;etto.</p>
<p>PIERO RICCARDI FUORI CAMPO E un prosciutto non marchiato? Quanto può costare? Roma, entriamo in un negozio al dettaglio che ci attira con le sue offerte.</p>
<p>PIERO RICCARDI Che è questo prosciutto a 9 e 90?</p>
<p>SALUMIERE Eccolo qui, è montagna.</p>
<p>PIERO RICCARDI E&#8217; prosciutto nostrano?</p>
<p>SALUMIERE E&#8217; di montagna.</p>
<p>PIERO RICCARDI E intero questo quanto viene?</p>
<p>SALUMIERE Intorno ai 6 euro e 50, 6.90&#8230;</p>
<p>PIERO RICCARDI 6 euro e 90 al chilo? Un prosciutto a 6,50 che prosciutto è?</p>
<p>PIERO RICCARDI FUORI CAMPO Il Presidente sorride e ci porta a vedere l&#8217;arrivo delle cosce da salare.</p>
<p>PAOLO TANARA – PRESIDENTE CONSORZIO PROSCIUTTO DI PARMA Questo è il marchio dell&#8217;allevamento, Mantova &#8230;ovviamente il Parma non può che provenire da allevamenti italiani.</p>
<p>PIERO RICCARDI Una coscia italiana costa?</p>
<p>PAOLO TANARA – PRESIDENTE CONSORZIO PROSCIUTTO DI PARMA Attorno alle 4 euro al chilo.</p>
<p>PIERO RICCARDI E una coscia estera, tedesca, olandese?</p>
<p>PAOLO TANARA – PRESIDENTE CONSORZIO PROSCIUTTO DI PARMA Io non le lavoro direttamente, però mi dicono che costa all’incirca poco più della metà.</p>
<p>TG ANNUNCIO DIOSSINA NEGLI ALLEVAMENTI TEDESCHI</p>
<p>PIERO RICCARDI FUORI CAMPO Questa è cronaca recente, ma la storia della diossina sembra ripetersi con poche varianti.</p>
<p>TG1 DEL 7/ 12/ 2008 Carne di maiale alla diossina è stata scoperta in Irlanda&#8230;</p>
<p>PIERO RICCARDI FUORI CAMPO Nel 1999 era toccato ai belgi.</p>
<p>TG1 DEL 3/ 06/ 1999 Il divieto di macellazione nell’intero Belgio e 500 allevamenti sono stati messi sotto sequestro perché hanno comprato mangime dalla Verkest, la fabbrica da cui questa storia terribile è nata.</p>
<p>PIERO RICCARDI FUORI CAMPO Germania, Amburgo. Imputata è sempre la diossina, una molecola altamente cancerogena. Questa è la sede di Harles und Jentzsch.</p>
<p>NILS KLAVITTER – GIORNALISTA SETTIMANALE DER SPIEGEL Harles &amp; Jentzsch è un produttore di grassi che servono come materia base per mangimi animali. E&#8217; in questo impianto che sono stati rilevati valori elevati di diossina.</p>
<p>PIERO RICCARDI FUORI CAMPO</p>
<p>NILS KLAVITTER – GIORNALISTA SETTIMANALE DER SPIEGEL Questo schema mostra come siano tortuose le vie con cui il grasso tecnico è arrivato nei mangimi. Il punto di partenza è la Petrotec di Emden, un&#8217;azienda che produce biodiesel e grassi tecnici misti che non sono destinati ai mangimi per animali. Poi c&#8217;è il ruolo di un commerciante, un intermediario: Olivet in Olanda che li acquista e li gira ad Harles &amp; Jentzsch che produce grassi per mangimi animali a Uetersen e a Boesel. E&#8217; qui nelle sue cisterne che sono stati mischiati con i grassi alimentari, facendo sparire nelle bolle di consegna la dicitura “grasso tecnico”. Poi questo mix di grassi viene venduto ai produttori di mangimi. Ultimo anello della catena, gli agricoltori che lo danno da mangiare a polli e maiali.</p>
<p>PIERO RICCARDI FUORI CAMPO NILS KLAVITTER – GIORNALISTA SETTIMANALE DER SPIEGEL</p>
<p>Malgrado il vapore degli impianti, la produzione è sospesa, non ci sono più neppure gli operai.</p>
<p>Sulle cisterne si legge ancora una scritta che suona oggi beffarda: “Potere ai contadini”, le</p>
<p>stesse cisterne che per mesi hanno contenuto i grassi con la diossina, 3.000 tonnellate che</p>
<p>sono diventate 150.000 tonnellate di mangime.</p>
<p>Cosa ci insegna questa storia: il problema è di trovare un colpevole o c&#8217;è qualcosa di più?</p>
<p>Chiaramente Harles &amp; Jentzsch è colpevole. Ma dietro c&#8217;è anche una questione di sistema. Perché il settore che produce mangimi trasforma la spazzatura in cibo&#8230; In Belgio i maiali sono stati alimentati per anni con i fanghi di depurazione. O meglio i fanghi delle fogne sono stati mischiati nei mangimi. E alla fine di questo ciclo di smaltimento ci sono gli animali che poi siamo noi a mangiare.</p>
<p>PIERO RICCARDI FUORI CAMPO</p>
<p>FRIEDRICH OSTENDORF – DEPUTATO PARTITO DEI VERDI Che questo reato sia stato compiuto intenzionalmente per me è una spiegazione plausibile. Perché i rifiuti speciali che contengono diossina, in questo caso grassi, sono molto cari da smaltire. E se questo denaro è andato nelle tasche dell&#8217;azienda Harles &amp; Jentzsch è stato un affare molto lucrativo.</p>
<p>PIERO RICCARDI</p>
<p>FRIEDRICH OSTENDORF – DEPUTATO PARTITO DEI VERDI Sì, certamente la fortissima pressione sui costi di produzione che grava su contadini e allevatori spinge l&#8217;industria dei mangimi a produrre alimenti per animali sempre più economici. La produzione di massa di carne gioca un ruolo decisivo. Date un&#8217;occhiata alle pubblicità sui giornali: tutto è sempre più economico, più conveniente. E così la carne costa meno del cibo per i cani. Una scatoletta per cani costa 4 euro e 50, 4.80, 5.20. Magari una fettina la paghiamo tre euro, e a volte anche a meno. Penso che quando in una società il cibo per i cani costa di più della fettina di carne, allora penso che dobbiamo fermarci.</p>
<p>PIERO RICCARDI FUORI CAMPO Valico del Brennero, un giorno qualsiasi della scorsa estate, ad aprire i tir con stampigliata l&#8217;A di alimenti si trova di tutto: cisterne piene di latte e cagliate con destinazione caseifici di formaggi tipici italiani, pomodori olandesi con destinazione puglia e cosce di suino, cosce già rifilate nelle forme tipiche dei prosciutti italiani, destinazione: Merano, Modena, Langhirano Parma. Dalle tabelle elaborate sui dati Istat vediamo che l&#8217;Italia produce 25 milioni di cosce di suino ma ne importa quasi 55 milioni, in testa Olanda, Germania, Danimarca.</p>
<p>ANDREA CRISTINI – PRESIDENTE ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALLEVATORI DI SUINI Tanto per rendere l&#8217;idea, ogni 6 prosciutti, in Italia, stagionati, 5 sono esteri e uno arriva dalla suinicoltura italiana&#8230; e poi li troviamo sui banconi con nomi di fantasia che ammiccano le zone di stagionatura tipiche che sono San Daniele o Parma con le denominazioni nostrano casereccio e tutto il resto.</p>
<p>PIERO RICCARDI E questo danneggia anche voi?</p>
<p>ANDREA CRISTINI – PRESIDENTE ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALLEVATORI DI SUINI Allora, siamo danneggiati in due, chi all&#8217;inizio e chi alla fine in questa catena, voi come consumatori perché vi vendono prodotti surrogati che non è il vero prosciutto da Dop e noi come allevatori che abbiamo grossissimi vincoli dal punto di vista genetico e alimentare e di benessere animale per quanto riguarda la produzione del suino e non riusciamo a coprire i costi.</p>
<p>PIERO RICCARDI FUORI CAMPO Questa è un&#8217;azienda alle porte di Reggio Emilia. Da tre generazioni allevano vacche da latte e maiali per il consorzio del prosciutto di Parma che significa che tutti i suinetti sono marchiati dalla nascita e l&#8217;alimentazione deve rispettare un disciplinare di qualità molto rigoroso. Qui i mangimi, li miscelano addirittura in casa. Oggi, più che la sicurezza, il problema è il costo dei cereali che come nei giorni della speculazione del 2008, hanno ripreso a salire.</p>
<p>Berlino. Bundestag, Friedrich Ostendorf, è deputato verde e agricoltore.</p>
<p>C&#8217;entra qualcosa la necessità di produrre cibo a prezzi sempre più bassi?</p>
<p>FLORIANO FILIPPINI – ALLEVATORE Quasi raddoppiati da sei mesi a questa parte sono raddoppiati, tutti.</p>
<p>PIERO RICCARDI E adesso i maiali a quanto vengono venduti?</p>
<p>FLORIANO FILIPPINI – ALLEVATORE a 1 e 24&#8230;</p>
<p>PIERO RICCARDI E il costo quant&#8217;è?</p>
<p>FLORIANO FILIPPINI – ALLEVATORE Minimo si aggira un euro e mezzo, 1 euro e 6</p>
<p>ALESSANDRO FILIPPINI – ALLEVATORE Ogni maiale che va fuori di qua ha un costo per noi, invece di essere un vantaggio è un costo</p>
<p>PIERO RICCARDI Quanto ci rimettete per ogni maiale che vendete?</p>
<p>ALESSANDRO FILIPPINI – ALLEVATORE Ma secondo me siamo sull&#8217;odine dei 10/15 euro a maiale, oggigiorno, sì,sì,sì&#8230;</p>
<p>PIERO RICCARDI E come si fa ad andare avanti allora</p>
<p>ALESSANDRO FILIPPINI – ALLEVATORE Si fa che invece di fare 8 ore se ne fanno 14 e si cerca di supplire bene o male, a tutti i buchi che si fanno. C</p>
<p>PIERO RICCARDI Perché un giovane oggi dovrebbe lavorare in agricoltura?</p>
<p>ALESSANDRO FILIPPINI – ALLEVATORE Ma guardi, la mia prospettiva è sempre stata quella di portare avanti l&#8217;azienda che mio padre e i mie zii hanno fondato, tra virgolette, anche se in verità l’ha fondata mio nonno con due maiali e una vacca. Mi sono laureato e ho pensato va do a fare “un mestiere anonimo” oppure quello che i miei zii e mio padre mi hanno insegnato? E ho voluto continuare. Il</p>
<p>PIERO RICCARDI FUORI CAMPO GIORGIO APOSTOLI – RESPONSABILE ZOOTECNIA COLDIRETTI</p>
<p>ioè noi non è che dall&#8217;oggi al domani possiamo dare ai nostri animali gli scarti</p>
<p>dell&#8217;industria perché questo non ci è permesso,</p>
<p>problema è che molti allevatori si stanno stancando perché qua si continua a dare della</p>
<p>qualità ma non si continua a ricevere la giusta remunerazione.</p>
<p>Sono decenni che va avanti questo problema. Cioè la filiera non funziona, nel senso che</p>
<p>l&#8217;allevatore il macellatore la grande distribuzione, noi perdiamo i macellatori dicono che</p>
<p>perdono, la grande distribuzione fa finta di niente, quindi qualcuno ci guadagna insomma.</p>
<p>E allora continuiamo a fare i nostri conti.</p>
<p>Allora la coscia di suino che viene poi macellata noi la produciamo 16 chili di coscia, a circa 1</p>
<p>euro e 3 al chilo, non ci danno di più, quindi 16 x 1,3 al chilo, venti euro, venti euro è il costo</p>
<p>della coscia ad animale. L’animale va macellato, il macello la rivende, diventano 15 chili col</p>
<p>calo peso, 15 chili, la rivende a 3 euro e mezzo, fa 52 euro, da 20 va a 52, la stessa coscia</p>
<p>viene poi venduta al prosciuttaio, la rivenderà quando sarà a 9 chili e mezzo circa, la rivenderà</p>
<p>circa a 9 euro, 9,5 per 9 euro fa 85 euro. La stessa coscia va sul banco della grande</p>
<p>distribuzione organizzata, viene venduta a un peso di circa 7 chili perché ovviamente va</p>
<p>tagliato il grasso, va scotennata eccetera, 7 chili per 22 euro, ma sono anche 25, son 154 euro,</p>
<p>ecco qua. Ecco il problema nostro: noi abbiamo di questi 154, il 13 per cento.</p>
<p>PIERO RICCARDI FUORI CAMPO</p>
<p>Eppure, per il resto della filiera, anche quel 13% è troppo, visto che si preferisce sempre più</p>
<p>fare prosciutti italiani con le cosce estere che costano la metà.</p>
<p>PIERO RICCARDI GIORGIO APOSTOLI – RESPONSABILE ZOOTECNIA COLDIRETTI</p>
<p>PIERO RICCARDI GIORGIO APOSTOLI – RESPONSABILE ZOOTECNIA COLDIRETTI</p>
<p>PIERO RICCARDI</p>
<p>PAOLO TANARA – PRESIDENTE CONSORZIO PROSCIUTTO DI PARMA</p>
<p>PIERO RICCARDI</p>
<p>di Parma non mi tutela a me, come produttore di qualità. PAOLO TANARA – PRESIDENTE CONSORZIO PROSCIUTTO DI PARMA</p>
<p>PIERO RICCARDI PAOLO TANARA – PRESIDENTE CONSORZIO PROSCIUTTO DI PARMA PIERO RICCARDI PAOLO TANARA – PRESIDENTE CONSORZIO PROSCIUTTO DI PARMA PIERO RICCARDI PAOLO TANARA – PRESIDENTE CONSORZIO PROSCIUTTO DI PARMA PIERO RICCARDI</p>
<p>Perché un prosciutto italiano può essere fatto con un maiale estero?</p>
<p>E&#8217; made in Italy perché lo ritengono, il fatto che sia made in Italy il fatto che ha sentito l&#8217;aria</p>
<p>dell&#8217;Italia, che è stato vicino a Parma</p>
<p>Che è andato in villeggiatura</p>
<p>E’ andato in villeggiatura, ha sentito un po&#8217; l&#8217;aria, se l&#8217;è un po&#8217; accaparrata e quello è diventato</p>
<p>italiano, hanno sempre quei nomi un po&#8217; strani, no, tipo il prosciutto di montagna, il prosciutto</p>
<p>nostrano, il prosciutto casereccio.</p>
<p>Mi è sembrato strano quanto mi hanno detto gli allevatori, ma insomma noi rispettiamo un</p>
<p>disciplinare rigido e poi i soci stessi del Consorzio giocano su un doppio tavolo perché 9 milioni</p>
<p>sono i prosciutti di Parma, però a Parma se ne lavorano 25 mln di cosce che vengono da fuori?</p>
<p>Si, a Parma si lavorano più cosce di quelle che vengono poi marchiate col Parma, però in tutta</p>
<p>Italia si lavorano più cosce di quelle che si lavorano a Parma.</p>
<p>Be&#8217; però voi siete un Consorzio di Tutela, io mi metto dalla parte degli allevatori che in questo</p>
<p>momento non riescono a &#8230;ormai è parecchio tempo che, vari anni che lavorano sottocosto, si</p>
<p>sentono poco tutelati, dice perché io devo lavorare per il Consorzio di Parma se poi il Consorzio</p>
<p>Ma perché il prosciutto di Parma ha una domanda alta e alcune aziende hanno deciso di</p>
<p>lavorare per soddisfare questa domanda sul mercato.</p>
<p>&#8230;lavorando i prosciutti esteri!</p>
<p>No, lavorando i prosciutti di Parma</p>
<p>Comunque questi prosciutti vengono venduti come prosciutti nazionali&#8230;</p>
<p>mmmm&#8230;.</p>
<p>Perché dicono un prosciutto nazionale è fatto in Italia, però può essere anche estero?</p>
<p>E&#8217; un prosciutto nostrano, lavorato con una tecnica nostrana&#8230;.</p>
<p>Ma che viene dall&#8217;estero?</p>
<p>PAOLO TANARA – PRESIDENTE CONSORZIO PROSCIUTTO DI PARMA PIERO RICCARDI PAOLO TANARA – PRESIDENTE CONSORZIO PROSCIUTTO DI PARMA PIERO RICCARDI</p>
<p>PIERO RICCARDI FUORI CAMPO</p>
<p>PIERO RICCARDI</p>
<p>GIUSEPPE VADALÀ – RESP. SICUREZZA AGROALIMENTARE CORPO FORESTALE.</p>
<p>PIERO RICCARDI GIUSEPPE VADALÀ – RESP. SICUREZZA AGROALIMENTARE CORPO FORESTALE.</p>
<p>PIERO RICCARDI FUORI CAMPO</p>
<p>STEFANO MASINI – RESPONSABILE AMBIENTE COLDIRETTI</p>
<p>PIERO RICCARDI STEFANO MASINI – RESPONSABILE AMBIENTE COLDIRETTI</p>
<p>mmm&#8230;nostrano vuol dire tutto e non vuol dire niente.</p>
<p>Vale più come io faccio il prosciutto, come lo salo piuttosto che il prosciutto da dove viene!</p>
<p>mmmm&#8230; sono opinioni&#8230;è un opinione&#8230;.</p>
<p>E&#8217; un opinione ma è così!</p>
<p>Nostrano. Vuol dire tutto e non vuol dire niente. Roma, Corpo forestale dello Stato. Ci</p>
<p>presentiamo con il nostro prosciutto stagionato a Parma e targato Deutchland.</p>
<p>A Langhirano nel cuore del prosciutto di Parma non è vietato fare un prosciutto italiano con</p>
<p>una coscia tedesca?</p>
<p>Quello che non è etichettato come dop o Igp evidentemente non c&#8217;è ancora obbligo, di</p>
<p>mettere l&#8217;origine della materia prima</p>
<p>Ma se io vendo questo prosciutto qui come prosciutto di montagna non è illegale? O nostrano?</p>
<p>Evidentemente dietro il termine nostrano si intende comunque una filiera corta, se viene</p>
<p>venduto un prosciutto di un altro paese sotto la denominazione nostrana evidentemente è un</p>
<p>primo livello di frode che io sto facendo verso il consumatore.</p>
<p>Mozzarella, passata di pomodoro, olio extravergine. Niente di più italiano, ma basta scorrere i</p>
<p>dati delle Agenzie delle Dogane e dell&#8217;Istat per scoprire che questa mozzarella ha solo il 50%</p>
<p>di probabilità che sia fatta con latte fresco italiano. Pomodoro, nel 2010 l&#8217;Italia ha importato</p>
<p>dalla sola Cina 114 milioni di chili di triplo concentrato, da diluire, per fare passate, e salse:</p>
<p>destinazione le fabbriche campane. E questa bottiglia di olio extravergine comprata a 2 euro a</p>
<p>49? Il prezzo non coprirebbe neppure le spese della raccolta in Italia e infatti di olio ne</p>
<p>importiamo oltre 600 milioni di chili. Di Puglia e Toscana spesso solo il nome e l&#8217;indirizzo di</p>
<p>confezionamento.</p>
<p>Dal 1990 a oggi noi importiamo 10 milioni di tonnellate in più, sono 30 milioni in volume le</p>
<p>importazioni di prodotti agroalimentari, questo perché, da un lato aumenta nel mondo il</p>
<p>cosiddetto italian sounding, è stato ampliamento indagato, si trovano appunto prodotti che</p>
<p>dell&#8217;italia hanno soltanto nomi, colori, bandiere, simboli, prodotti che suonano italiano, ma ciò</p>
<p>che non è indagato è il falso del made in Italy nei nostri scaffali. Quando andiamo a fare la</p>
<p>spesa sui nostri mercati prodotti d’importazione che diventano attraverso abili operazioni di</p>
<p>contraffazione prodotti italiani. L&#8217;Italia importa da paesi extra UE, in particolare dal Cile un</p>
<p>volume considerevole di carni, globalmente sono circa 30mila tonnellate di carne, per quanto</p>
<p>riguarda le carni suine il Cile è il primo paese fornitore.</p>
<p>Extra Ue?</p>
<p>Extra Ue, ciò che è interessante osservare è come questo flusso si connetta ad una localizzata</p>
<p>destinazione in provincia di Modena.</p>
<p>PIERO RICCARDI STEFANO MASINI – RESPONSABILE AMBIENTE COLDIRETTI</p>
<p>PIERO RICCARDI</p>
<p>STEFANO MASINI – RESPONSABILE AMBIENTE COLDIRETTI PIERO RICCARDI</p>
<p>ALESSANDRO FILIPPINI – ALLEVATORE</p>
<p>MILENA GABANELLI IN STUDIO Oltre al prosciutto anche olio, latte, formaggi, vino vengono spacciati per italiani, solo perché sono transitati per l’Italia. Anche questo porta allevatori e agricoltori sono alla canna del gas e così alla fine i terreni agricoli diventano svincoli, autostrade, rotonde, centri commerciali. Continueremo a parlarne nelle prossime puntate.</p>
<p>Cioè dal Cile arrivano a Modena,</p>
<p>L&#8217;87% delle carni suine è destinata alla lavorazione a Modena.</p>
<p>Ma l&#8217;informazione si ferma lì, perché è evidente che noi non acquistiamo prodotti con</p>
<p>un&#8217;etichettatura made in Cile. Nel commercio quel dato risulta secretato, come se fossero dati</p>
<p>attinenti ad operazioni militari.</p>
<p>Cioè io posso sapere che viene dal Cile, posso sapere che va a Modena quella carne suina, ma</p>
<p>non posso sapere in quale stabilimento.</p>
<p>E li si interrompe la conoscenza, si interrompe la conoscenza.</p>
<p>Qual&#8217; è per l&#8217;agricoltura italiana il prezzo di tutto questo? Quanto costa all&#8217;allevatore Filippini</p>
<p>l&#8217;aria delle colline di Langhirano?</p>
<p>Quindi oggi direi che siamo sottoterra tra virgolette, nel senso che con questi costi noi, penso</p>
<p>che avremo massimo sei mesi davanti, per decidere cosa fare, per decidere di non mangiare</p>
<p>quello che le generazioni dietro di me hanno costruito fondamentalmente, perché questo è</p>
<p>quello di cui stiamo parlando.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilcommensale.wordpress.com/777/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilcommensale.wordpress.com/777/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilcommensale.wordpress.com/777/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilcommensale.wordpress.com/777/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilcommensale.wordpress.com/777/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilcommensale.wordpress.com/777/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilcommensale.wordpress.com/777/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilcommensale.wordpress.com/777/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilcommensale.wordpress.com/777/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilcommensale.wordpress.com/777/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilcommensale.wordpress.com/777/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilcommensale.wordpress.com/777/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilcommensale.wordpress.com/777/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilcommensale.wordpress.com/777/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcommensale.wordpress.com&amp;blog=10077780&amp;post=777&amp;subd=ilcommensale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>la mia visione folle&#8230;ma inevitabile.</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 13:12:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>imieimiti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli amici dell&#039;arte culinaria]]></category>
		<category><![CDATA[emanuele esposito]]></category>
		<category><![CDATA[food]]></category>
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		<description><![CDATA[Una visione verso l'unita' d'Italia a tavola e non solo. E' stata sempre una categoria meno considerata delle altre, e non nascondiamoci dietro a un dito, perché e' così, basti vedere le ultime uscite sia del ministro del Turismo Brambilla &#8230; <a href="http://ilcommensale.wordpress.com/2011/07/26/la-mia-visione-folle-ma-inevitabile/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcommensale.wordpress.com&amp;blog=10077780&amp;post=774&amp;subd=ilcommensale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre>U<a href="http://ilcommensale.files.wordpress.com/2011/07/contadino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-775" title="contadino" src="http://ilcommensale.files.wordpress.com/2011/07/contadino.jpg?w=210&#038;h=300" alt="" width="210" height="300" /></a>na visione verso l'unita' d'Italia a tavola e non solo.

E' stata sempre una categoria meno considerata delle altre, e non nascondiamoci dietro a un dito, perché e' così, basti vedere le ultime uscite sia del ministro del Turismo Brambilla che del Ministro Romano, quante associazioni sono state interpellate per il codice del turismo, del testo unico sull'apprendistato, credo nessuno usciamo dalla retorica e mettiamo le carte in tavola una volta per tutte.

Abbiamo capito tutti, il tentativo mediatico che i due ministeri da mesi cercano di farci credere che tutto va bene che tutto e' sotto controllo e' un bufala Campana che ci tocca vedere nei Tg ogni santo giorno.
Ancora una volta insisto e insisterò fino a che la mia mente non cesserà di pensare, a partite dal comparto agroalimentare fino a noi cuochi c'e' l'urgenza di fare squadra, i protagonismi devono cessare per il bene dell'Italia e per la categoria che rappresentiamo.
Mi rivolgo direttamente sia alla FIC che APCI, a CiaoItalia, alla GVCI e al CIM e a tutte le associazioni di categoria a partire dalla Coldiretti per finire all'Ente Enit.
Tutte queste associazioni oggi più' che mai hanno l'obbligo morale di sedersi intorno a un tavolo e trovare una formula per consorziarsi con la partecipazione di tutti i consorzi di tutela, solo uniti possiamo battere il nemico, solo uniti possiamo ottenere un vantaggio economico e profitti per la nostra Italia.
La divisione non giova a nessuno, e francamente lascia spazio solo a coltivare piccoli orticelli, noi dobbiamo coltivare l'Italia, siamo un paese contadino e tale dobbiamo rimanere, dobbiamo salvaguardare le nostre tradizioni:
la mia idea se pur folle e' fattibile, possiamo e dobbiamo coinvolgere tutte le istituzioni compreso le Camere di Commercio.
Attraverso il ministero delle Politiche agricole, una volta che il il gruppo consorziato si sia creato possiamo intervenire su quei terreni demaniali praticamente abbandonati creando così delle aziende agricole, che forniranno alimenti per le strutture ristorative dei consorziati sia in Italia che all'estero.
Creando così un grande meccanismo di distribuzione e di qualità' del prodotto, oltre a questo all'interno dei ristoranti nel mondo si possono creare degli angoli shop di questi prodotti, si va creare la più' grande catena distributiva al mondo, ma sopratutto lavoro, e ovviamente i, vero Made In Italy, questa struttura garantirà la qualità sulle tavole degli Italiani e nel mondo e abbasserà il costo degli ingredienti, poiché non siamo più' costretti ad acquisire le materie prime dall'estero.
Un idea folle, si sa che la follia ha sempre portato grandi cose, basta crederci tutti, basta lavorare in sinergia.
Oltre a ciò bisognerebbe rivedere il testo unico dell'apprendistato, così come proposto non va , soprattutto perché' generalizza, la categoria dei cuochi non può' essere paragonata ad altre e viceversa, bisognerebbe rifarlo a partire dalla scuola, coinvolgendo gli stessi Istituti professionali;
Il ragazzo va seguito dal primo giorno di scuola fino a diploma, sia durante il corso accademico e sia durante la pausa estiva lo studente deve avere un minimo di ore stage da fare in strutture ricettive, ore che saranno calcolate come metodo di studio, una volta terminato il ciclo accademico, la struttura che ha avuto sotto l'ombrello lo studente può' assumerlo con la qualifica di apprendistato professionale sono per un periodo di un anno, la struttura nel periodo di stage verserà i contribuiti pensionistici per lo studente e può' avere delle agevolazioni fiscali, per incentivare la struttura.
Un'altro punto da tenere in considerazione e il contratto nazionale dei cuochi e di tutta la categoria, introducendo anche l'albo professionale dei professionisti.
si può' creare con le camere di commercio e gli istituti di cultura Italiana all'estero e ambasciate dei corsi di cucina professionali per i giovani all'estero, con stage in dei ristoranti certificati con il marchio di Qualita' che le stesse camere di commercio in questi anni stanno consegnando.
Certo tutti questo ha un costo e ci vogliono risorse umane, non e difficile, basta chiudere qualche ufficio ICE, basta chiudere definitivamente il carrozzone BUONITALIA e qualche altro ufficio Enit che potrà  essere incorporato presso i consolati Italiani all'estero.

Tutto questo e' un idea, sarà' folle, sarà impraticabile, non lo so, so certamente che se ci si crede può essere una buona base di partenza, mi piacerebbe che tutte le associazioni e enti chiamati in causa dicono la loro su questa Idea, ovvio come tutte le idee vanno discusse a tavolino con TUTTI nel rispetto delle regole e della democrazia, altrimenti teniamoci l'Italia così, creando marchi e targhette da appendere ai muri senza valore.
La diversita' delle associazioni insieme può diventare un valore aggiunto.</pre>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilcommensale.wordpress.com/774/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilcommensale.wordpress.com/774/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilcommensale.wordpress.com/774/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilcommensale.wordpress.com/774/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilcommensale.wordpress.com/774/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilcommensale.wordpress.com/774/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilcommensale.wordpress.com/774/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilcommensale.wordpress.com/774/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilcommensale.wordpress.com/774/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilcommensale.wordpress.com/774/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilcommensale.wordpress.com/774/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilcommensale.wordpress.com/774/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilcommensale.wordpress.com/774/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilcommensale.wordpress.com/774/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcommensale.wordpress.com&amp;blog=10077780&amp;post=774&amp;subd=ilcommensale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Brunetti, una storia Italiana in terra straniera.</title>
		<link>http://ilcommensale.wordpress.com/2011/07/05/brunetti-una-storia-italiana-in-terra-straniera/</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 05:05:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>imieimiti</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[&#160; Brunetti e&#8217; una delle prime pasticcerie Italiane a Melbourne, se vi trovate da quelle parti vi consiglio di andarci. www.brunetti.com.au &#160;<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcommensale.wordpress.com&amp;blog=10077780&amp;post=769&amp;subd=ilcommensale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p><img class="alignleft size-full wp-image-770" title="logo-brunetti" src="http://ilcommensale.files.wordpress.com/2011/07/logo-brunetti.gif?w=200&#038;h=88" alt="" width="200" height="88" /></p>
<p>Brunetti e&#8217; una delle prime pasticcerie Italiane a Melbourne, se vi trovate da quelle parti vi consiglio di andarci.</p>
<p>www.brunetti.com.au</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilcommensale.wordpress.com/769/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilcommensale.wordpress.com/769/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilcommensale.wordpress.com/769/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilcommensale.wordpress.com/769/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilcommensale.wordpress.com/769/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilcommensale.wordpress.com/769/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilcommensale.wordpress.com/769/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilcommensale.wordpress.com/769/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilcommensale.wordpress.com/769/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilcommensale.wordpress.com/769/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilcommensale.wordpress.com/769/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilcommensale.wordpress.com/769/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilcommensale.wordpress.com/769/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilcommensale.wordpress.com/769/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcommensale.wordpress.com&amp;blog=10077780&amp;post=769&amp;subd=ilcommensale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Chef in Africa-ONLUS</title>
		<link>http://ilcommensale.wordpress.com/2011/06/16/chef-in-africa-onlus/</link>
		<comments>http://ilcommensale.wordpress.com/2011/06/16/chef-in-africa-onlus/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 12:46:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>imieimiti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli amici dell&#039;arte culinaria]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[chef in africa]]></category>
		<category><![CDATA[esposito emanuele]]></category>
		<category><![CDATA[food]]></category>
		<category><![CDATA[onlus]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Chef in Africa Nasce da un idea di Annavittoria Imperatrice, una chef dove  per 16 anni in Africa lavorato per tour operator e dove ha gestito un suo ristornate (Lady Vì restaurant), per motivi familiari ha lasciato L;Africa per rientrare &#8230; <a href="http://ilcommensale.wordpress.com/2011/06/16/chef-in-africa-onlus/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcommensale.wordpress.com&amp;blog=10077780&amp;post=766&amp;subd=ilcommensale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
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<p><strong><a href="http://ilcommensale.files.wordpress.com/2011/06/167063_1806976942311_1476551447_1942155_6686617_s.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-767" title="167063_1806976942311_1476551447_1942155_6686617_s" src="http://ilcommensale.files.wordpress.com/2011/06/167063_1806976942311_1476551447_1942155_6686617_s.jpg?w=127&#038;h=130" alt="" width="127" height="130" /></a>Chef in Africa</strong></p>
<p><strong>Nasce da un idea di Annavittoria Imperatrice, una chef dove  per 16 anni in Africa lavorato per tour operator e dove ha gestito un suo ristornate (Lady Vì restaurant), per motivi familiari ha lasciato L;Africa per rientrare in Italia, ma la sua testa e il suo cuore erano li a Nairobi e a tutti quei giovani che lei ha insegnato una professione antica come I cuoco, infatti uno dei quei tanti ragazzi oggi lavora come secondo chef al Tower hotel di Dubai come secondo chef, questa notizia gli ha dato la spinta a creare questo progetto.</strong></p>
<p><strong>Chef in Africa ha lo scopo di aprire una scuola di cucina per dare modo e opportunita a tanti giovani di crearsi un futuro migliore, e’ qualcosa di piu’ di una adozione a distanza.</strong></p>
<p><strong>Quando ho letto per caso questo progetto su FACEBOOK, mi e’ scattato qualcosa dentro, non nego che questa idea ci stavo lavorando per sottoporlo ad CiaoItalia (associazione di ristoratori Italiani nel mondo) non ho potuto fare almeno di contattare Annavittoria e capire di più&#8217; di questo progetto, ho avuto con lei uno scambio di battute su skype e miracolosamente e&#8217; scattata in me la voglia di crede e lavorare su questo progetto che mi sembra lodevole e fattibile.</strong></p>
<p><strong>Il progetto CHEF in AFRICA e&#8217; un associazione ONLUS riconosciuta (</strong><strong>95146560636 chef in africa onlus categoria A questo è per devolvere il 5 x mille) ha tutti i requisiti legali come associazione ovviamente non ha fine di lucro. l&#8217;idea e&#8217; quella di creare una scuola di cucina professionale e all&#8217;interno della struttura un ristorate per autofinanziare la scuola, e per dare modo agli allievi di fare pratica ed entrare subito nell&#8217;ottica del lavoro, grazie all&#8217;aiuto di alcuni ristoratori italiani e spero anche esteri, i ragazzi faranno degli stage in Italia per avere una formazione completa, l&#8217;associazione e; anche riconosciuta dal  Ministero del&#8217; educazione <a href="http://Kenyota.Il/">Kenyota.Il</a> mio appello e&#8217; a tutti i colleghi, basta un piccolo sforzo, un aiuto che serve a dare una speranza sincera e concreta, qui non si tratta di inviare soldi e basta, qui si tratta di creare una fonte di guadagno e sostentamento per questi giovani. La scuola verra&#8217;  seguita da chef Italiani ( alcuni hanno già&#8217; dato la loro disponibilità&#8217;) spero che altri si aggregheranno a questo progetto.Invito gli amici chef a divulgare la notizia in particolare modo mi rivolgo a quei colleghi che vanno in TV, un piccolo appello per un grande progetto, si può fare si deve fare, non voglio fare demagogia spicciola, basta un gesto,  con sincerità pura, ho sempre diffidato nel fare donazioni, ma questa volta volta e&#8217; diverso, vedo qualcosa di concreto, e poi si tratta anche di divulgare la nostra cultura, i nostri prodotti, se vogliamo e anche questa una forma di valorizzazione e promozione ITALIA, facciamo sventolare il tricolore su NAIROBI.  </strong></p>
<p><strong>A tutte le associazioni di categoria da slow food a ciaoitalia vi chiedo a voi tutti il sostegno e la collaborazione per questo progetto.</strong><strong> </strong></p>
<p><strong></strong><strong> per ch volesse contribuire </strong></p>
<div>
<p>IT24 S033 5901 6001 0000 0018 296</p>
<p>ragione sociale: chef in africa &#8211; Via Parco Carelli nr.7 80123 &#8211; NAPOLI -</p>
<p>conto nr. 1000 / 00018 in essere presso la filiale 05000</p>
<p>P.zza paolo Ferrari 10 &#8211; 20121 &#8211; MILANO -</p>
<div><strong>95146560636 chef in africa onlus categoria A questo è per devolvere il 5 x mille</strong></div>
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<p>&nbsp;</p>
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Gli chef che hanno aderito<br />
1) Annavittoria Imperatrice &#8211; Lady Vì chef &#8211; 2) Francesco Milioti- chef sicilia 3) Stefano Affatigato-chef Sicilia (al momento in Irlanda) 4) Andrea Finocchiaro- Chef Ristoworld Italy 5) Piero Berardi &#8211; Chef Ristorante SerPier -Fiumicino (RM) 6) CABRAS ANTONELLO-chef-corsi di cucina inglese,francese e italiano 7) Ugo D&#8217;Orso Chef coordinatore <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> Maria Grazia Pisterzi- lady chef 9) Salvatore Donatantonio-chef ristorante belvedere-fisciano(sa) Campania 10) Frau Gianfranco-chef di cucina 11)Filippo Cogliandro &#8211; Manager Chef L&#8217;Accademia &#8211; Lazzaro &#8211; RC &#8211; CALABRIA   12) Luigi Vettosii- chef-Napoli-Campania 13)Angela Tondo-cuochina..dalle scuole del Gambero Rosso 14)Mario Principi- Chef di cucina- Romagna  15) Graziano Pranteddu &#8211; Maestro Carapignere e Torronaio 16) Maurizio Esposito- chef-Napoli-Campania 17)DALFINO CARMELO CHEF PALERMO 18)Giuseppe Romano chef -Umbria 19)Luca Mora chef Milano 20)Luciano Cadeddu chef Sardegna 21)Giusepper Rutigliani &#8211; novembre &#8211; 22)Bruno Ruggiero chef tutor di pasta fresca chef campania Napoli 23)Gennaro Mastantuoni chef  ristorante Pizza In(isola D&#8217;Elba 24) Emanuele Esposito &#8211; chef &#8211; Jeddah</div>
</div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilcommensale.wordpress.com/766/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilcommensale.wordpress.com/766/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilcommensale.wordpress.com/766/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilcommensale.wordpress.com/766/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilcommensale.wordpress.com/766/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilcommensale.wordpress.com/766/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilcommensale.wordpress.com/766/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilcommensale.wordpress.com/766/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilcommensale.wordpress.com/766/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilcommensale.wordpress.com/766/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilcommensale.wordpress.com/766/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilcommensale.wordpress.com/766/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilcommensale.wordpress.com/766/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilcommensale.wordpress.com/766/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcommensale.wordpress.com&amp;blog=10077780&amp;post=766&amp;subd=ilcommensale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>8 GIUGNO FESTA NAZIONALE DI SLOW FOOD</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 07:46:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>imieimiti</dc:creator>
				<category><![CDATA[africa]]></category>
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		<description><![CDATA[Il significato di essere co-produttori Il 18 giugno 2011 si celebrerà in 400 piazze italiane la prima festa nazionale di Slow Food. Si tratta di un&#8217;occasione per rendere concreto e tangibile il significato di essere co-produttori, ovvero della solida alleanza &#8230; <a href="http://ilcommensale.wordpress.com/2011/06/16/8-giugno-festa-nazionale-di-slow-food/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcommensale.wordpress.com&amp;blog=10077780&amp;post=764&amp;subd=ilcommensale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il significato di essere co-produttori Il 18 giugno 2011 si celebrerà in 400 piazze italiane la prima festa nazionale di Slow Food. Si tratta di un&#8217;occasione per rendere concreto e tangibile il significato di essere co-produttori, ovvero della solida alleanza tra chi produce il cibo e chi lo consuma. Sabato 18 giugno celebreremo per la prima volta la festa nazionale di Slow Food, che coinciderà anche con il 25° compleanno della nostra associazione, fondata nel 1986. Nel Consiglio nazionale del novembre scorso abbiamo deciso di istituire un momento di festa nazionale a sei mesi di distanza dalla data in cui si celebra il Terra Madre Day, per creare un&#8217;ulteriore occasione per raccontare, nelle nostre comunità, che cosa fa Slow Food e soprattutto che cosa si propone di fare nei prossimi anni. La notorietà della chiocciolina è grande nel nostro paese – credo siano pochi quelli che non hanno mai sentito nominare Slow Food –, eppure sono pochi quelli che sanno esattamente di cosa ci occupiamo e soprattutto come ci impegniamo quotidianamente per promuovere e sostenere la nostra filosofia e i nostri progetti. La festa del 18 giugno, quindi, si celebrerà in 400 piazze di tutta Italia, tante quante sono le nostre Condotte. Andremo nei luoghi d’elezione della vita pubblica e sociale per incontrare quanta più gente possibile, per farci conoscere da chi non ci conosce, per raccontarci meglio a chi sa ancora poco di noi, per spiegare cosa facciamo a chi non l’ha capito a fondo, per coinvolgere nei nostri progetti tutti quelli che avranno voglia di unirsi a noi. Ci siamo anche dati un tema: l’alleanza delle Condotte Slow Food con i piccoli agricoltori di prossimità. Non si tratterà solo di uno slogan, sarà il vero e proprio soggetto della giornata. In piazza porteremo con noi uno o più agricoltori (e più in generale produttori di cibo), per sancire con essi un patto che possa rendere più forte e continuativo il rapporto tra la nostra associazione e chi sul territorio ne incarna i princìpi. Sarà un salto di qualità nel nostro impegno: con il 18 giugno 2011 tutte le Condotte renderanno concreto e tangibile il significato di essere co-produttori, della solida alleanza tra chi produce il cibo e chi lo consuma. In molte Condotte questo patto già esiste e funziona da tempo: sono le realtà dove abbiamo creato i Mercati della Terra oppure dove esistono gruppi d’acquisto organizzati per la spesa settimanale. Altrove, in maniera più sfumata ma pur sempre significativa, le Condotte sostengono i produttori dei Presìdi del proprio territorio con una presenza costante e determinante al loro fianco; sempre più spesso troviamo comunità del cibo nate sotto la spinta dei nostri dirigenti locali e cresciute (in qualità, in visibilità, in dignità) grazie all’encomiabile impegno dei volontari di Slow Food. Quello che ci piacerebbe vedere accadere nei prossimi anni è una cosa ancora più importante: vorremmo che ogni Condotta si facesse concretamente carico del futuro di un produttore, magari giovane. Un produttore determinato a produrre buono, pulito e giusto ma che necessita di un aiuto, di un appoggio; un produttore che ha bisogno di essere affiancato da chi si impegna a sostenere il suo lavoro e a condividerne i piccoli rischi (come un’annata non del tutto fortunata). Ci sono tante cose che si possono fare: creare nuovi gruppi d’acquisto e consolidare quelli esistenti; adottare progetti come le Csa (community supported agriculture) o le Amap (associations pour le maintien d&#8217;une agriculture paysanne); istituire nuovi Mercati della Terra. Certo tutte queste cose sono molto impegnative, richiedono tanto lavoro (volontario). Il ritorno però è assicurato e vi posso garantire che ne sarete molto soddisfatti: ogni minuto investito, ogni euro impegnato vi sarà ripagato con prodotti di qualità eccezionale e nuove straordinarie relazioni umane. In fondo è proprio questo, dopo 25 anni, il senso più profondo dell’essere e fare Slow Food: costruire reti di relazioni, dove ogni persona porta con sé un sottile filo che la lega a quelli che incontra e con cui stabilisce un contatto. Tutti questi fili compongono una fitta trama e quando siamo capaci di vedere il disegno che ne è venuto fuori, in qualche misura leggiamo un pezzo di ciò che è la nostra vita, di quanto abbiamo saputo costruire. Il fatto, poi, che tutto questo avvenga in funzione del cibo, lo rende ancora più gustoso, curioso, divertente. Dunque segnate sin da ora in agenda la data del 18 giugno, contattate il vostro comitato di Condotta per manifestare la vostra disponibilità, armatevi del più genuino entusiasmo e pensate che tra 25 anni la nostra associazione sarà una cosa ancora più grande e straordinaria, avrà cambiato veramente un piccolo pezzo del nostro mondo e lo avrà fatto anche in ragione del successo di quella giornata in cui, con lo spirito di un ragazzino, siete usciti di casa per andare in piazza a raccontare cosa è Slow Food. Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia Di Slow Food Caccamo 18 marzo 2011</p>
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		<title>Italia, UNIAMOCI!</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 10:54:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>imieimiti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando le Istituzioni e altri soggetti non rispondono alle domande che il popolo rivolge vuol dire che non si hanno argomenti per rispondere e sotto sotto mascherano un comportamento poco democratico, credendo che con la loro posizione attuale posso fare &#8230; <a href="http://ilcommensale.wordpress.com/2011/06/15/italia-uniamoci/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcommensale.wordpress.com&amp;blog=10077780&amp;post=762&amp;subd=ilcommensale&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando le Istituzioni e altri soggetti non rispondono alle domande che il popolo rivolge vuol dire che non si hanno argomenti per rispondere e sotto sotto mascherano un comportamento poco democratico, credendo che con la loro posizione attuale posso fare e disfare ciò&#8217; che credono, ma il popolo che e&#8217; sovrano e intelligente sa come rispondere al silenzio delle Istituzioni, guarda il risultato dei Referendum, che e&#8217; stata una sonora risposta a questo Governo , non entro nel merito dei quesiti, ma bisogna che tutti ci facciamo un esame di coscienza e ritorniamo ad essere normali i super eroi dei cartoni animati non possono convivere con la politica e i problemi della gente.</p>
<div>Come tutti veniamo giudicati, non so se questo Governo ala fine avrà ancora i numeri e argomentazioni per affrontare una ennesima ed estenuante campagna elettorale, ma certamente avrà&#8217; difronte una intera categoria, quella degli agricoltori e ristoratori contro, semplicemente perché non ha fatto nulla di concreto, almeno fino ad oggi ed a prova contraria, si e&#8217; limitato il ministero delle Politiche Agricole a dare un accontentino per far star buoni alcune area del Paese, guarda caso tutte le area che sia i precedenti Ministri e quello attuale provengono, nulla in contrario ma vige ancora una volta una vecchio metodo Partito-cratico della prima Repubblica.</div>
<div>I problemi del Paese sono ben altri e vanno affrontati con pianificazione e non soltanto regalando un paio di centinaio di euro, che non servono a nulla se non rimandare il problema, noi Italiani abbiamo un grande vizio ed errore non sappiamo fare squadra, e&#8217; questo uno dei nostri grandi mali, tutti vogliono tutto e subito, tutti non vogliono cedere di un millimetro e alla fine ci si perde tutti, non sono un fan della Fiat e ne tanto meno un ammiratore di Marchionne, ma un Italo-Canadese e&#8217; venuto in Italia a darci lezione di come si fa impresa. La FIAT la nostra più&#8217; grande Impresa Italiana, dico la nostra perché negli anni passati noi tutti abbiamo gratuitamente elargito fior di milioni di lire e euro, ma con grande capacita&#8217; imprenditoriale e voglia di fare squadra, il Marchionne e&#8217; andato a casa degli Americani e gli ha strappato in meno di un anno la loro casa automobilistica di punta, facendo scelte coraggiose e appoggiato sia dai sindacati sia dalla gente comune, quella stessa gente che oggi lavora forse con meno salario ma lavora!</div>
<div>Noi Invece testardi e credendo che siamo i migliori, c&#8217;e&#8217; ne freghiamo del Marchionne di turno e ci facciamo fregare quel poco di buono che abbiamo in Italia, persino i Francesi hanno ben inteso di che pasta sono fatti gli italiani, infatti la Parmalat, a breve non solo parlerà Francese ma anche se dai vertici della Lactis hanno assicurato che nulla cambierà, secondo voi i Francesi spendono soldi senza trarne vantaggio, ovvio che daranno priorità a i lro agricoltori, ma se stanno invadendo la Libia pur di portasti a casa qualche litro di petrolio, anche li ci stiamo facendo fregare.</div>
<div>L&#8217;italia per colpa di questo suo modo presuntuoso e poco collaborativo sta perdendo terreno e non solo quello, per questo il mio invito, per l&#8217;ennesima vota riprendendo il discorso del creazione di un grande gruppo della categoria dei cuochi e ristoratori, se non facciamo squadra ci ritroveremo con il culo a terra, scusate l&#8217;espressione, ma da conquistatori che eravamo siamo diventati un popolo di menefreghisti arroccati dentro le nostre roccaforti a difendere un orticello che domani se non stimai attendi ce lo prendono senza che noi c&#8217;e&#8217; ne accorgiamo.</div>
<div>Il ministero delle Politiche Agricole non vuole fare una politica seria, chi se ne frega, noi abbiamo un arma letale, lo abbiamo dimostrato mille e mille volte, se oggi l&#8217;Italia e&#8217; un Paese democratico e grazie a quello strumento del voto, grazie al gioco di squadra  che abbiamo dimostrato anche nella tornata referendaria, quindi il mio appello, e continuerò in tal senso e di metterci intorno a un tavolo, tutte le associazioni per creare una gruppo-regia per la valorizzazione-promozione e proposte.</div>
<div>almeno per una volta nella nostra esistenza usciamo fuori dalle roccaforti e facciamo squadra! Altrimenti domani parleremo solo Francese e Americano e forse anche Cinese!</div>
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