Rossopomodoro una realtà tutta Italiana

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Con più di 70 pizzerie,  Rossopomodoro è il principale marchio nazionale di  ristoranti.

La nostra missione è: deliziare i palati in modo genuino e sano ad un prezzo accessibile a tutti.

Le nostre ricette devono far percepire ai nostri clienti il sapore di un’esperienza culinaria partenopea come quella del pranzo casalingo domenicale dove non possono mancare il ragù, i friarielli e i babà.
Ciò che ci caratterizza dovunque, cioè la degustazione di una buona pizza, vogliamo che diventi un nostro segno e un rito quotidiano, adatto a qualsiasi dieta!

In questi anni siamo cresciuti, ci siamo organizzati per espanderci in tutto il mondo, ma non siamo mai venuti meno ai nostri valori: offrire piatti espressi e cibi sempre genuini. Non abbiamo voluto industrializzare i processi di produzione, perchè ci avrebbero portato a produrre piatti precotti e salse pronte.
Siamo nati e cresciuti nel pieno rispetto del valore della produzione artigianale e questa filosofia fa parte del patrimonio genetico anche delle persone che lavorano per noi: Cuochi e Pizzaioli di ogni singolo ristorante sono di esclusiva scuola partenopea e ogni giorno preparano i piatti con passione e cuociono pizze in forni a legna tradizionali.

Nel nostro modello di ristorazione garantiamo la qualità con accordi esclusivi, realizzati solo con  produttori artigianali al fine di poter controllare sin dall’origine cibi e materie prime.

I nostri clienti non vanno al ristorante: diventano parte di un sistema esteso dove il foraggio delle bufale, che profuma il loro latte, le spighe del nostro grano, il rosso dei nostri pomodori si trasformano in aromi e sensazioni uniche e abbordabili per tutti i palati.

I nostri amici fornitori essenziali nel nostro progetto:
Bellopede  produttore di mozzarelle d.o.p
Gargiulo  frantoio di olio extra vergine dop di esclusive olive mucciola di Sorrento
Il pastificio del Cavalier Afeltra  produttore di pasta trafilata al bronzo
Caputo produttore di farina tradizionale di Napoli sempre in uso nelle più antiche pizzerie napoletane
Strianese coltivatore e produttore della conserva del rinomato pomodoro pelato dell’agro nocerino sarnese.
Sorrentino di Massa Lubrense del limoncello e il nocillo

Nella nostra filosofia rientrano da quest’anno,in ognuno dei nostri menù stagionali almeno 10 nuovi piatti preparati con materie prime, presidi Slow Food . Il progetto è di tutelare prodotti rari e a rischio di estinzione recuperando tecniche tradizionali di preparazione.
Abbiamo una sfida da vincere: sovvertire la credenza, purtroppo diffusa, che abbina il cibo naturale ai costi alti. La nostra impostazione di prezzi accessibili vuole restituire al palato, e non al portafoglio, il piacere di un salutare ritorno alle tradizioni.

Rossopomodoro nasce ovviamente a Napoli, e non sarebbe potuto accadere diversamente…
E’ il 1997 quando Franco Manna insieme ad amici con alle spalle già un po’ di esperienza di ristorazione aprono in Corso Vittorio Emanuele, verso Mergellina, il primo ristorante che chiamano Rossopomodoro prendendo spunto dal colore rosso dei capelli di un amico che farà da padrone di casa …il mitico “CEFFO”.

Una tipica pizzeria napoletana: menù da trattoria, prezzi modici, ottima qualità dei prodotti e ricette tipiche appetitose!
Il successo di Rossopomodoro di corso Vittorio Emanuele è immediato e il locale diventa un punto di ritrovo dei napoletani: ai tavoli si siedono centinaia di clienti al giorno, studenti dei vicini licei , attori, cantanti e la sera non mancano i nottambuli!
Fino a tardi possono infatti trovare la famosa pizza Verace con la mozzarella di bufala e l’olio extravergine di Sorrento o la Tiella, il piatto di fritture napoletane, che ha avuto così tanto successo da rimanere anche oggi uno dei punti fissi del menu’.
Un giorno ai tavoli si siede un artista napoletano, il pittore Manuele di Chiara, che propone di esporre dei suoi quadri: sono originali, piacciono subito e in poco tempo si stringe un accordo! I suoi dipinti, che descrivono Napoli in una chiave nuova e moderna, non lasceranno mai più Rossopomodoro, anzi ne divengono una costante. L’arte di Manuele diventerà nota in Italia e all’estero dovunque è presente Rossopomodoro .
La voglia di bissare il successo di Corso Vittorio Emanuele è tanta e l’opportunità di portare Rossopomodoro fuori dai confini napoletani arriva un anno dopo la prima apertura
Nel 1999 Fabio Cannavaro, napoletano doc e in quegli anni in forza al Parma, propone di aprire in società nella città emiliana un punto di ristorazione: la proposta è accolta con entusiasmo e così nasce il primo Rossopomodoro in una città lontana da Napoli….
A Parma, dove si mangia solo prenotando (senza prenotazione si rischiano file chilometriche), la combinazione di pizza Napoletana, quella con il “cornicione” alto, e il servizio celere determinano il pieno successo dell’iniziativa, tanto da spingere Manna e soci a continuare nell’avventura di espansione. Crescere sì, ma senza venire meno alle proprie origini: Piatti e Pizza tradizionali, qualità e prezzi accessibili.
Prosegue l’avventura e nel 1999 Rossopomodoro apre a Roma e a Milano.
Da questo momento in poi il successo aumenta. Nei 6 anni successivi i 3 ristoranti diventano quasi 70 e Rossopomodoro conquista anche il mercato estero aprendo nuovi ristoranti a Reykjavik, Copenaghen, Buenos Aires e le bellissime location di Notting Hill e Chelsea a Londra.
E la ricetta è sempre la stessa: mozzarella, pomodoro di Sarno, olio di Sorrento, farina e l’acqua della fonte campana Cannavante trasportata in fusti per produrre la pasta della pizza e il caffè…
E arriviamo ad oggi: Rossopomodoro è il più importante fenomeno della ristorazione made in Italy, anzi made in Napoli! L’iniziativa piace anche al mondo della finanza che intravede un ingresso in Borsa.
La filosofia di fondo però non cambia: perseguire la tradizione  e la qualità del prodotto. Dal 2007 almeno il 20% dei piatti saranno preparati con prodotti che sono presidi Slow Food; il progetto comune è infatti quello di tutelare prodotti rari e a rischio di estinzione, recuperando le tecniche tradizionali di preparazione.
Il vero limite è far conoscere questi prodotti ad un pubblico più ampio e non selezionato dal costo del pasto a ristorante.

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