Barilla: dall’industria alimentare contributo contro fame nel mondo

«Anche dall’industria deve arrivare un contributo per contrastare l’emergenza fame, che affligge oltre un miliardo di persone nel mondo, e l’esplodere di crisi alimentari al traino delle speculazioni finanziarie. Il messaggio giunge da Guido Barilla, in occasione del primo International Forum on Food and Nutrition che tira le somme del primo anno di attività del ‘Barilla Center for Food and Nutrition’, l’ organismo di esperti dedicati alle tematiche della sicurezza alimentare fortemente voluto dalla big dell’industria alimentare.

«L’industria – afferma Guido Barilla – non può avere solo un ruolo passivo sul problema della sicurezza alimentare, deve essere invece partecipe dei problemi collegati e comprenderli».
Il vicedirettore della Fao James Butler riconosce, intervenendo al Forum, l’utilità di un coinvolgimento dell’industria. «Ci vuole un approccio integrato e a lungo termine per battere la fame – osserva Butler – dove dovrà partecipare anche il settore privato che può avere senz’altro un ruolo utile, sia nell’input tecnico da fornire ai piccoli agricoltori sottosviluppati, sia nelle procedure di fornitura nelle aree sottosviluppate».

Per combattere la fame serve un approccio multidisciplinare che guardi a diverse prospettive, dall’economia, alla politica, all’ambiente». Lo ha affermato l’economista Mario Monti, membro dell’Advisory Board del Barilla Center for Food & Nutrition, intervenendo al primo International Forum on Food and Nutrition organizzato da Barilla.

Dopo un anno di lavori, il gruppo di figure qualificate dell’economia, medicina e scienza, composto oltre che da Monti, da Barbara Buchner, Gabriele Riccardi, Umberto Veronesi, Camillo Ricordi e Joseph Sasson, ha elaborato una serie di analisi e raccomandazioni che partono dall’esigenza di garantire disponibilità di cibo a un numero crescente di persone, assicurando anche la sicurezza e la qualità.

Il gruppo di lavoro ha raccomandato un uso consapevole dell’acqua dolce, indirizzando verso nuove abitudini che prendano per esempio in considerazione l’adozione della dieta mediterranea rispetto a quella americana (dal consumo prevalente di carne e alte concentrazioni di zuccheri e grassi), con cui si può arrivare a diminuire fino al 37% il consumo di litri di acqua per persona. Ma la dieta mediterranea, avvisano gli esperti, è anche più sostenibile sul fronte del rispetto dell’ambiente. L’assunzione di 100 calorie con la dieta mediterranea ha infatti un’impronta ecologica inferiore di circa il 37% rispetto all’assunzione dello stesso numero di calorie con la dieta nordamericana.

Infine, sul piano della salute, come osserva Veronesi, «il ruolo dell’alimentazione è sempre più centrale nella prevenzione delle patologie croniche ed è senz’altro da raccomandare la dieta mediterranea, in quanto sta ora emergendo da ulteriori studi biochimici che i suoi prodotti principali contengono molecole importanti anche sul fronte della protezione dai tumori. Nel mirtillo, per esempio, è stato di recente scoperto che contiene una molecola che protegge dal tumore del colon».

fonte;IL SOLE 24 ORE

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