Parmigiano Reggiano, un altra VITTORIA!

Un duro colpo per la contraffazione internazionale di una specialità come il Parmigiano Reggiano che è il formaggio più copiato nel mondo e se la punta dell’iceberg delle imitazioni è il Parmesan diffuso in tutti i continenti, dagli Stati Uniti al Canada, dall’Australia fino al Giappone, in vendita c’è anche il Parmesao in Brasile, il Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesano in tutto il Sud America, ma anche Pamesello in Belgio o Parmezan in Romania.

Sul mercato europeo il gustoso formaggio è protetto dalle imitazione sulla base del regolamento europeo di tutela delle denominazioni che consente di intervenire giuridicamente anche se si moltiplicano i casi di imitazione. Particolarmente grave è la situazione sui mercati extracomunitari come gli Stati Uniti dove a fronte di una importazione media dall’Italia di circa 10mila tonnellate all’anno di Parmigiano Reggiano e Grana Padano, si producono quasi 70mila tonnellate di Parmesan, tra Wisconsin, New York e California. In altre parole è originale solo una scaglia su otto.

La decisione comunitaria che dà seguito alla richiesta del Consorzio Parmigiano reggiano nasce dal fatto che – sottolinea la Coldiretti – l’esecutivo comunitario ha condiviso le motivazioni addotte per giustificare l’obbligo del confezionamento in zona, ovvero:

  • necessità di garantire l’origine del prodotto preconfezionato: a tale riguardo viene sottolineata la perdita nel formaggio grattugiato o in porzioni dei segni identificativi di questo ultimo;
  • perdita delle caratteristiche organolettiche originarie del Parmigiano reggiano: il confezionamento e la porzionatura devono avvenire in tempi brevi per evitare la disidratazione e l’ossidazione.

 
Al fine di garantire il rispetto degli obblighi contrattuali in fase di esecuzione è stato accordato nel regolamento approvato un periodo transitorio di un anno a favore degli operatori non stabiliti nella zona geografica delimitata che abbiano effettuato legalmente le operazioni di taglio e condizionamento del formaggio al di fuori della suddetta area almeno cinque anni prima del 16 aprile 2009.
 
«Con questo atto si arricchisce ulteriormente il quadro delle azioni finalizzate a dare maggiore stabilità al settore, ma si tratta soprattutto di un ulteriore decisivo passo sul versante delle garanzie per il consumatore, grazie a possibilità di ulteriori controlli sulla filiera produttiva e, finalmente, anche sulla fase di confezionamento del prodotto». È il commento a caldo del presidente del Consorzio del Parmigiano-Reggiano, Giuseppe Alai, dopo il parere positivo espresso dal Comitato permanente della UE sulle Dop e Igp a proposito del nuovo disciplinare di produzione del prodotto.

 «Un risultato – aggiunge Alai – cui siamo pervenuti dopo un lungo iter che si è avviato grazie all’impegno dei nostri consorziati e al lavoro della Direzione Generale Agricoltura, della Commissione agricoltura della Ue e del Ministero italiano per le politiche agricole e alimentari». Tre le sostanziali novità di rilevante interesse per i consumatori, sulle quali il via libera è giunto con il solo voto contrario del Belgio. La prima riguarda appunto il confezionamento del prodotto, che dovrà avvenire all’interno della zona d’origine: al di fuori del comprensorio di produzione il confezionamento potrà avvenire solo ed esclusivamente nel punto vendita.

«Questa norma – spiega il direttore del Consorzio, Leo Bertozzi – serve ad evitare qualunque manipolazione impropria del prodotto ad esclusivo beneficio del consumatore e di una ancor piu’ efficace azione di vigilanza e tutela». Un discorso analogo vale per la modifica riguardante la produzione di latte destinato alla trasformazione in Parmigiano-Reggiano: le bovine provenienti da altre filiere produttive (estero, latte alimentare o altri formaggi) dovranno osservare quattro mesi di “quarantena” prima che il loro latte sia utilizzato nei caseifici, e in questo periodo dovranno essere alimentate conformemente alle norme del regolamento di alimentazione previsto dal Consorzio di tutela.

«Una misura cautelativa importante – osserva Bertozzi – per evitare l’inserimento, nella filiera del Parmigiano-Reggiano, di bovine che potrebbero essere state alimentate con prodotti non previsti o espressamente vietati dal disciplinare, quali, ad esempio, prodotti insilati, di cui e’ vietato non solo l’uso, ma anche la detenzione».

Il terzo elemento di novità riguarda l’innalzamento della quota di foraggio che dovrà essere prodotta all’interno dei singoli allevamenti, che passa dal 35 al 50%. «Il legame fra prodotto, territorio e singola azienda – sottolinea il presidente Alai – si fa ancora più stretto: pur rimanendo inalterato il fatto che il 75% del foraggio deve provenire dal comprensorio di produzione, aumenta in sostanza il livello di autoapprovvigionamento degli allevamenti, che assumono così un impegno ancor più rilevante nel lungo percorso di innalzamento costante della qualità, della sua tutela e valorizzazione».

«Al Consorzio – conclude Alai – spetta ora il compito di accompagnare e sostenere le imprese in queste riforme, che sono il frutto di un lavoro corale e responsabile dei produttori di Parmigiano-Reggiano a beneficio di chi in tutto il mondo consuma e consumerà il nostro prodotto».

Fonte: ITALIAATAVOLA.

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