Il caffè tra storia, leggenda e attualità

La derivazione della parola caffè dal nome della città abissina di Kaffa è considerata da molti una pura fantasia. Tuttavia, una ricca mitologia, farcita di capre danzanti e monaci sonnolente, è venuta man mano fiorendo attorno alla scoperta della “Coffea” in Arabia. Tutto avvenne in Etiopia centrale, dove questa pianta cresce tuttora spontaneamente. Un certo giorno del III secolo d.C. un pastore abissino di nome Kaldi rimase molto in ansia quando all’imbrunire non vide il suo gregge di capre tornare all’ovile. Quando le andò a cercare, vide le bestie ancora arzille saltellare per niente stanche dopo la giornata sotto il sole. Tutte stavano cibandosi di un arbusto dai piccoli frutti simili a ciliege. Certamente era quella la causa di tutta quell’energia, pensò il buon Kaldi: mai prima di quel momento aveva infatti visto le sue capre comportarsi così. Raccolse alcune piante e le portò a casa per sperimentarle egli stesso, constatando che era effettivamente quella la fonte di energia delle sue bestie. Con la moglie, un po’ per il cattivo sapore, un po’ per l’effetto eccitante convennero che doveva essere una pianta malefica, e il giorno seguente decisero di dare alle fiamme i cespugli. Sorpresa! Dai falò usciva un aroma tanto forte quanto buono all’odorato che il fatto attirò numerose persone compreso un gruppo di monaci del posto che vollero scoprire cosa emanava quel meraviglioso profumo. I semi furono raccolti dalle ceneri e gli effetti di tali piccoli frutti sottoposti al giudizio dell’abate capo. Il verdetto di questi ribaltò totalmente le conclusioni di Kaldi: l’infuso di quei semi, infatti, manteneva i religiosi svegli durante le lunghe ore di preghiera e meditazione! Poco a poco le proprietà della pianta si diffusero di monastero in monastero, propagandosi così nel mondo intero. Fuori dalle leggende e più attenti alla storia, possiamo supporre che le rosse ciliegie del caffè furono inizialmente mangiate crude o ridotta in poltiglia e mescolate, probabilmente con grasso di montone. Più tardi la polpa rossa esterna delle bacche, una volta fermentata in acqua, fu usata come una specie di vino o comunque come bevanda leggermente alcolica. La denominazione della pianta data da Lineu di “Coffeea Arabica” è dovuta al fatto che le prime coltivazioni si diffusero in quella regione nei secoli XV e XVI nella regione dello Yemen in Arabia.

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