Italia in tour intervista eccezionale a…

Intervista al direttore Giovanni Antonio Cocco direttore generale ISNART, organizzatore “Tour mondiale del gusto” per la ristorazione italiana all’estero
Sta per partire un nuovo progetto che facendo tesoro dell’esperienza già maturata entro i confini nazionali. Unisce oltre 170 Camere di commercio in Italia e nel mondo e vuole portare in giro i prodotti più emblematici e autentici: è il “Tour mondiale del gusto”. Con l’organizzazione di Unioncamere

Come nasce l’idea di un tour
L’idea di creare un tour eno-gastronomico deriva dall’aver osservato cosa si fa per promuovere i prodotti italiani: all’estero vengono organizzate singole serate presso i ristoranti, mentre in Italia, alcuni operatori, già realizzano tour per presentare soprattutto case vitivinicole. Queste esperienze, di cui abbiamo misurato anche i ritorni, ci hanno indotto a ritenere che poteva essere una buona idea proporre ai territori italiani ed ai loro produttori il circuito dei ristoranti italiani nel mondo in modo creativo e coinvolgente.

Quale sarà secondo voi il vantaggio per l’Italia questo tour
Ci aspettiamo vantaggi di breve, medio e lungo periodo: quelli a breve si riferiscono ai ristoranti ed ai produttori che avranno l’occasione di presentare i loro prodotti: quindi maggiori clienti per i ristoranti e maggiori esportazioni di prodotto agroalimentare. I vantaggi a medio termine si riferiscono invece alla possibilità che gli ospiti di ogni tappa del tour “toccando” il prodotto italiano possano rimanerne incantati e decidano di visitare le terre da cui provengono quei magici prodotti. Nel lungo periodo siamo certi invece che questi tour rappresentino una forma sostenibile ed innovativa di far emergere il prodotto italiano.

Come sarà il programma del tour.
Ogni tour è composto da 10/15 tappe ognuna delle quali vedrà come protagonista un ristorante italiano presso il quale verrà realizzata una vera e propria serata di degustazione del prodotto italiano. All’interno della serata, in modo armonioso ed interattivo, verranno presentati i prodotti dell’enogastronomia, ma anche moda, cinema, artigianato, a seconda delle peculiarità del territorio: dopo una breve presentazione della serata si procederà alla degustazione dei prodotti e si spiegherà gli abbinamenti di piatti e di vini proposti; le portate saranno intercalate da spiegazioni sui prodotti e sulle tradizioni che li hanno generati, toccando quindi altri settori e mostrando ai nostri ospiti ciò che vivrebbero nei territori oggetto delle presentazioni, a testimonianza che il prodotto italiano deve essere provato e raccontato. Dopo ogni presentazione i commensali saranno invitati in modo anonimo a votare il piatto preparato e l’abbinamento proposto.

Gli chef o i ristoranti che vinceranno cosa vinceranno
Al termine di ogni tour, e quindi delle 10/15 tappe, è prevista una serata dedicata alla premiazione di quegli chef che hanno ottenuto il miglior gradimento da parte del pubblico. La vincita, ovviamente, non potrà che consistere in forniture di prodotti, tour di approfondimento in Italia e, perché no, dopo il lavoro, anche momenti di relax da scegliere in una delle strutture turistiche in Italia certificate Ospitalità Italiana.

Quali sono i mercati che questo tour intende dare priorità.
La nostra ricchezza sono le 70 Camere di Commercio Italiane all’estero e, presto, gli oltre 1.000 ristoranti certificati nel mondo. Direi che la priorità la faremo scegliere ai territori italiani che decideranno di utilizzare questo nuovo strumento di promozione. Quindi nessuna scelta da parte nostra ma solo disponibilità a comporre il paniere della presentazione come meglio si addice alla strategia delle aziende italiane. Per rendere ancora più chiaro cosa significa questo circuito, voglio ricordare alcuni numeri: toccando un ristorante italiano all’estero certificato al massimo 4 volte l’anno, una per stagione, possiamo proporre 45 mercati, 280 tour, da 3 a 4 mila tappe ed oltre 500.000 invitati. C’e’ da scegliere non crede?

Quali saranno le aziende che danno il loro supporto.
Voglio immaginare che siano tutte le aziende italiane di ogni settore, anche se prioritariamente quelle dell’enogastronomia. La peculiarità che voglio sottolineare è relativa però al tipo di azienda che porteremo nel mondo: saranno soprattutto le piccole e medie imprese a beneficiarne, sia per il basso impegno economico che ogni tour comporta, sia perché attraverso i tour valorizzeremo le piccole produzioni che contraddistinguono il nostro tessuto produttivo. Metteremo in contatto piccoli ristoranti con piccoli produttori, consumatori con fornitori, prodotti con canali di distribuzione, lasciando poi agli operatori italiani ed esteri trovare la migliore strada per incrociare i propri destini imprenditoriali.

Non crede che questo tour sia solo un modo per sponsorizzare
Non credo sia una semplice sponsorizzazione. Ospitalità Italiana in tour è stato pensato per presentare il prodotto italiano, farlo assaggiare, raccontarlo e quindi far in modo di presentarlo nel modo che più si addice ad un prodotto di top gamma. Se tutto questo si tramutasse in semplice sponsorizzazione, a mio avviso, ce ne accorgeremmo subito e cambieremo strategia se non porta risultati concreti alle aziende ed ai territori. Misureremo i risultati delle azioni in termini di soddisfazione delle aziende e di valore aggiunto creato.

Il mercato estero ha bisogno ancora di essere esplorato dalle aziende italiane
Assolutamente si. Abbiamo dei notevoli margini di miglioramento e l’andamento delle esportazioni in questo periodo di crisi lo sta dimostrando: in alcuni settori, come ad esempio il vino, abbiamo dei tassi di crescita a doppio digit e ciò a dispetto della crisi. Il nostro prodotto, il nostro mangiare mediterraneo, il nostro stile di vita, non è conosciuto sufficientemente. Se così fosse, i nostri territori registrerebbero il tutto esaurito per la maggior parte dell’anno perché l’Italia è la nazione più completa al mondo anche se forse non è facile fruirla.

Molti dicono che i prodotti italiani all’estero li compra solo gli italiani all’estero lei cosa pensa
Direi che è un po’ riduttivo. Non posso negare che i nostri connazionali consumino prodotti italiani. Posso però asserire con ragionevole certezza che non siano solo questi a beneficiarne. Abbiamo avuto modo di misurare che la clientela media di un “vero” ristorante all’estero è composta mediamente per il 20% da italiani.

Lei non crede che ci sia il bisogno di educare il mercato più che sponsorizzare
L’educazione, soprattutto al corretto uso dei prodotti, è la prima carta che dobbiamo giocare. Occorre però aggiungere che nel mondo di oggi l’educazione passa necessariamente attraverso il coinvolgimento. Noi italiani facciamo sentire il nostro interlocutore non come uno scolaro che è in constante soggezione rispetto al docente; lo trattiamo da nostro pari e lo coinvolgiamo dando contenuti attraverso la tavola. In sintesi Ospitalità Italiana in tour è un modo di informare sul corretto uso dei prodotti italiani e sul loro abbinamento. Che poi ci riconoscano universalmente un primato nella cucina esalta solo la nostra capacità di trasmettere messaggi, educando senza alterare il messaggio. Se dovessimo fare una graduatoria nelle trasmissioni di cucina, copiati o meno, saremmo al primo posto.

Il tour potrebbe fare anche una sorta di tour educazione alla cucina italiana
Esattamente quello che intendevo dire. Attraverso il tour avviciniamo le persone alla cucina italiana, al nostro secolare sapere, ai nostri gusti di provare gli autentici sapori dei prodotti abbinandoli tra loro in modo creativo, salutare ed in linea con il corretto uso degli stessi. Quindi ben venga che dietro ogni tour ci sia anche una piccola educazione alla cucina italiana.

Ci saranno personaggi che seguiranno il tour
In ogni tappa è previsto l’invito a personalità dei territori in cui realizziamo il tour, siano essi del mondo dello spettacolo, della politica, della economia, della cultura. La cucina italiana unisce come è stato dimostrato dal riconoscimento della Dieta Mediterranea come patrimonio della umanità. L’UNESCO ha voluto riconoscere in questo riconoscimento uno stile di vita fatto di prodotti, di attività, ma anche di convivialità. Ben venga quindi che nella convivialità si incontrino personaggi che nella vita hanno avuto più fortuna di altri. La convivialità che si registra a tavola avvicina le persone ed abbatte barrire facendoci comprendere che la vita è meno difficile di quanto sembri se affrontata con piacere.

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